venerdì 13 Febbraio 2026
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Giovani e politica: quando il problema non è il disinteresse, ma l’ascolto mancato

PETACCIATO. In tutta Italia – e nei piccoli centri ancora di più – ci si interroga sul perché i giovani partecipino sempre meno alla vita politica. La risposta facile parla di disinteresse, superficialità, individualismo. Ma la realtà, se la si guarda senza filtri, racconta tutt’altro. Racconta una generazione che non fugge dalla politica: fugge da una politica che non la ascolta.
Le ragioni di questo distacco sono molteplici e affondano in dinamiche che la società adulta troppo spesso preferisce ignorare. C’è la sfiducia nelle istituzioni, logorata da promesse che non diventano mai fatti. C’è la mancanza di spazi reali di partecipazione, luoghi dove le idee dei giovani non siano un ornamento, ma una risorsa. C’è la precarietà, che costringe a concentrare energie sulla sopravvivenza quotidiana più che sull’impegno civico. Ci sono modelli negativi, che allontanano invece di ispirare. E c’è un linguaggio politico vecchio, urlato, distante, incapace di parlare alla vita concreta delle nuove generazioni.
Ma la verità più scomoda è un’altra: i giovani non se ne vanno perché sono fragili. Se ne vanno perché hanno capito che troppo spesso si chiede loro presenza, ma non voce. Partecipazione, ma non rispetto. Apparenza, ma non sostanza.
Da qui nasce una responsabilità che riguarda tutti, non solo i giovani. Perché una comunità sana si costruisce difendendo alcuni principi fondamentali: trasparenza vera, informazioni complete, dati verificabili, confronto civile, rifiuto di ogni strumentalizzazione. Non è una questione di persone o schieramenti. È una questione di cultura democratica.
Quando il dibattito diventa tifo, quando si cerca lo scontro invece della verità, quando si prova a dividere invece che chiarire, a perdere non è una parte. A perdere è la fiducia. E senza fiducia, i giovani se ne vanno. Non solo dalla politica, ma dal futuro della propria comunità.
Perché i giovani non cercano palchi: cercano spazio. Non cercano slogan: cercano coerenza. Non cercano promesse: cercano credibilità.
E finché questo non cambierà, non perderemo i giovani. Perderemo il futuro.
Per questo è tempo di cambiare passo, prima che il silenzio prenda il posto delle voci. Prima che l’apatia sostituisca la partecipazione. Prima che la distanza diventi irreversibile. Perché una comunità che non ascolta i suoi giovani è una comunità che rinuncia a crescere.

Elisabetta Candeloro, fondatrice del gruppo social “Petacciato Amore Mio”