mercoledì 11 Febbraio 2026
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Il Molise ricorda il vice brigadiere Nicola Mignogna

CAMPOBASSO. Il Molise ricorda il vice brigadiere Nicola Mignogna: 59 anni dopo, la città torna nel luogo del sacrificio.
Lunedì 2 febbraio 2026, alle ore 10, Campobasso tornerà nel punto esatto in cui, cinquantanove anni fa, si consumò uno degli episodi più drammatici e luminosi della storia della Pubblica Sicurezza molisana. In via Monsignor Bologna n. 15 verrà inaugurata la lapide dedicata al Vice Brigadiere del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza Nicola Mignogna, apposta per volontà congiunta del Comune di Campobasso e della Polizia di Stato sullo stabile che un tempo ospitava la caserma dei Vigili del Fuoco, oggi sede del Gal.

È il luogo simbolico in cui, alle tre del mattino del 2 febbraio 1967, Mignogna, insieme al Brigadiere Giovanni Paduano e alla Guardia Ignazio Cammisano, fu colpito dai colpi di pistola esplosi dal pericoloso pregiudicato Paolo Caso.
Quella notte i tre poliziotti della Squadra Mobile erano impegnati in un servizio di pattuglia automontata. Transitavano lungo via Monsignor Bologna quando riconobbero Caso, già arrestato da loro pochi mesi prima e destinatario di un foglio di via obbligatorio che gli vietava il ritorno in città. L’uomo si aggirava tra le auto con atteggiamento sospetto. Sapevano che dovevano fermarlo. Caso estrasse una pistola e li minacciò, ma i tre agenti non fecero fuoco, pur potendolo. Con una mossa fulminea Mignogna riuscì a disarmarlo, costringendolo alla fuga nel cantiere in costruzione lì accanto. Convinti di averlo neutralizzato, i tre lo inseguirono. Ma nell’oscurità, approfittando della luce del lampione che illuminava i poliziotti, Caso estrasse una seconda arma e sparò. Paduano fu colpito al gomito, Cammisano allo zigomo. Mignogna, raggiunto all’addome, trovò comunque la forza di trascinare i colleghi verso l’auto di servizio e mettersi alla guida per portarli in ospedale. Riuscì a percorrere pochi metri. Proprio davanti allo stabile dove oggi è stata collocata la lapide, cedette all’emorragia interna, perse i sensi e si accasciò sul volante della FIAT 1100. Aveva 42 anni, una moglie e quattro figlie, la più piccola di appena quattro anni.
L’Italia intera fu scossa dal suo sacrificio. La stampa nazionale, da EPOCA a Il Tempo, promosse sottoscrizioni per sostenere la famiglia. Il liceo Giulio Cesare di Roma organizzò una colletta. L’ospedale Vietri di Larino intitolò a Mignogna una sala del reparto di chirurgia. L’anno successivo la Scuola Allievi Agenti di Caserta portò il suo nome. La figura del Vice Brigadiere divenne simbolo di un eroismo quotidiano, silenzioso, radicato nel dovere e nella responsabilità verso la collettività.
Paolo Caso fu arrestato quaranta giorni dopo ad Ancona, ancora una volta in circostanze violente: sorpreso da quattro cittadini mentre tentava di rubare un’auto, sparò anche contro di loro prima di essere immobilizzato. Condannato all’ergastolo, venne poi denunciato per l’omicidio della tabaccaia di Viale Elena a Campobasso (1961) e per due omicidi commessi in Francia nel 1958. Tentò l’evasione durante la detenzione e nel 1987 sfruttò un permesso premio per darsi alla latitanza. Fu definitivamente catturato nel 1990 alla stazione ferroviaria di Genova, ancora armato.
La cerimonia del 2 febbraio non sarà soltanto un atto commemorativo, ma un gesto di continuità morale. La corona d’alloro verrà deposta dal poliziotto più giovane della Questura di Campobasso insieme a un collega ultranovantenne, in quiescenza, che era in servizio all’epoca dei fatti: un passaggio di testimone tra generazioni che condividono lo stesso spirito di servizio, la stessa idea di sicurezza come bene comune, la stessa responsabilità verso la città.
Le fotografie allegate documentano i luoghi in cui si svolsero i fatti e la formella dedicata a Nicola Mignogna nel Sacrario della Polizia di Stato presso la Scuola Superiore di Polizia a Roma. Sono immagini che restituiscono concretezza alla memoria e riportano Campobasso davanti alla sua storia: una storia di sacrificio, di coraggio e di fedeltà allo Stato.
Il tributo a Nicola Mignogna non riguarda solo il passato. È un impegno verso il presente e verso il futuro: ricordare chi ha dato la vita per la sicurezza della comunità significa riconoscere che la libertà quotidiana di una città si regge anche su gesti estremi, compiuti senza clamore, nel cuore della notte, da uomini che hanno scelto di servire.

EB