venerdì 6 Febbraio 2026
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La “Notte dei fuochi” in onore di Sant’Antonio Abate

COLLETORTO. Bagno di folla nella “Notte dei fuochi” in onore di Sant’Antonio Abate tra musica, balli e rituali tradizionali. Un successo che puntualmente ogni anno si ripete. Bagno di folla intorno ai fuochi di Sant’Antonio Abate per vivere con gioia un evento indimenticabile. E scintilla il “cerchio di fuoco” d’amore per rendere più bella la realtà del borgo. Il fuoco, come non mai, nell’occasione riscalda tanta gente giunta dai paesi limitrofi, da Termoli, dal capoluogo e dall’hinterland campobassano. Tra canti, musica, balli tradizionali e tanta ospitalità da parte degli organizzatori di ogni falò, l’evento è riuscito con successo.
La lunga “notte dei fuochi”, come si vede dalle immagini, ha risposto alla grande alle attese della vigilia, in una cornice decisamente caratteristica. Grazie anche al meteo, nell’insieme tranquillo, che ha accompagnato lo svolgimento della festa fino alla fine. Il fuoco, con le sue modalità espressive, è stato al centro dell’attenzione dei tanti turisti che hanno raggiunto l’abitato. Il fuoco riscalda e consente, in verità, a tutti di fare un bel viaggio in una memoria vivace, piacevole, divertente e curiosa, ricca di non poche sorprese.
“La tradizione è custodire il fuoco – afferma Gustav Mahler – non adorare le ceneri”. Ed è proprio il fuoco, come rito propiziatorio in vista dell’anno nuovo, che in questo caso ha il potere di accendere non pochi nuovi propositi per rilanciare una nuova stagione di vita. In onore del Santo il fuoco scintilla e riscalda. Riempie di calore e rimette insieme, anche se per un giorno, tutta la popolazione.
Nel rito della benedizione dei fuochi, partita dal sagrato della chiesa di San Giovanni Battista, il parroco don Luigi Mastrodomenico ha ricordato i valori cristiani alla base della festività tradizionale. Ha ringraziato poi tutti coloro che, con il loro impegno, consentono di far rivivere con maggiore forza la voce più bella della ricorrenza. Il fuoco va oltre: riscalda e trasmette quel calore che serve a tutti gli uomini per essere più buoni.
Come vuole la tradizione, tanti i falò distribuiti nel borgo. Gli angoli più caratteristici e le piazzette sono stati riscaldati dal “calore del fuoco” prodotto da enormi falò. Otto i grandi falò dalla forma conica, dominati dai simbolismi di ieri legati al maiale, distribuiti tra gli spiazzi più antichi dell’abitato. Il riverbero delle fiamme, con piacere, si è fatto sentire. Ha illuminato da lontano il paesaggio urbano.
Dopo la benedizione della brace ardente davanti alla chiesa, ogni capofuoco, in processione nel “giro dei fuochi”, ha dato il via all’accensione. “U foche da Reggine”, ai piedi della torre angioina, è stato il primo ad essere acceso, sfavillando con le sue lingue di fuoco in onore di Giovanna I d’Angiò (1326-1382). Un’esperienza particolare quest’anno, in vista delle celebrazioni per i 700 anni dalla nascita della regina.
A seguire, la brace benedetta è stata portata fino alla parte alta dell’abitato, dove sono stati allestiti i fuochi a quota più elevata. Ogni anno si tratta di un giro esperienziale particolare per scoprire i tanti angoli del borgo, ricchi di storia e di arte risalente al Settecento napoletano.
Ai piedi della torre, in tanti, grazie al Gruppo storico, hanno degustato “u pane cotte che cime de rape”. A poca distanza, “U foche du Palazze”, dedicato alla storia del Marchese Rota che nel ’700 inaugurò un felicissimo sviluppo architettonico e urbano, ha attirato numerosi visitatori. Qui, nelle ex scuderie del Marchese Rota, ha suonato fino a tardi la band “A Jatte du Conte”.
Lungo il corso del paese, invece, “U foche di pecceninne”, “U foche degli Abati” con il gruppo dei bufù di Casacalenda, e “U foche du zampille” a cura dei “Cavalieri Angioini Roberto de Firmitate” hanno creato un’atmosfera vivace, animata da tantissimi giovani protagonisti da anni nel cuore del paese. Tra sacro e profano, i Cavalieri hanno dato voce ai canti del Sud e alla gastronomia locale. Tante le pietanze della tradizione degustate in fila lungo il Corso: ferratelle, cotiche, cicoli, patate.
Sulla scalinata del monastero, interessanti i suoni e i canti tradizionali del gruppo di musica popolare “Terra di Sud”. Sui gradini del tempo, accanto alla storica piazzetta della fontana del “Colle”, in primo piano infine il gruppo dei fisarmonicisti colletortesi e il gruppo folk locale “I dove vanne ne venne” hanno suonato fino a notte fonda, animando così l’intera nottata.
A seguire, “U foche sotte u cambe sportive” e “U foche de case popolare”. Tantissimi fuochi per celebrare, dunque, lo spirito di una tradizione che si perde nella notte dei tempi. Un appuntamento che, all’inizio dell’anno, fa conoscere la realtà di questo entroterra molisano.
Il 17 gennaio indica l’entrata del Carnevale. La mascherata in abiti tradizionali promossa da Angelo Pagliuca, con al centro la figura di “Zia Peppenelle”, ha regalato una scena d’altri tempi. La riuscita della festività in onore di Sant’Antonio Abate si deve all’impegno dei gruppi che hanno lavorato tanto per allestire i fuochi e all’assessore alla cultura Franco Paglia, curatore di ogni aspetto legato alle antiche tradizioni.
I fuochi a Colletorto sono una carezza d’amore per il Santo. Sono un viaggio esperienziale allegro e vivace per promuovere le risorse e il patrimonio storico-culturale del borgo.

Luigi Pizzuto