CAMPOMARINO. A Campomarino, nella contrada Nuova Cliternia, il 16 gennaio non è una data qualunque. È il giorno di Sant’Antonio Abate, ed è il giorno in cui una tradizione antica torna a camminare di casa in casa, portata avanti da un gruppo di amici uniti da qualcosa che va oltre il tempo, l’età e le difficoltà quotidiane.
Sono tanti anni che questo gruppo custodisce e rinnova il rito. Un gruppo fatto di persone diverse, giovani e meno giovani, accomunate da un legame profondo con la propria terra e con una tradizione che non è mai diventata abitudine. Ogni anno, qualche giorno prima del 16 gennaio, ci si ritrova per le prove generali: momenti che non sono solo preparazione musicale, ma anche condivisione, racconti, risate, memoria viva di chi c’era prima e di chi verrà dopo.
Lo scopo è semplice e allo stesso tempo potentissimo: portare felicità e spensieratezza nelle case delle persone. Case che, ormai, li aspettano da anni, con porte aperte e tavole pronte, come si fa con chi fa parte della famiglia. Ed è proprio questo il senso più autentico della tradizione: una fedeltà reciproca. Loro vanno, le persone li accolgono. Anno dopo anno, senza bisogno di spiegazioni.
Non è facile, oggi, mantenere vive certe usanze. Il lavoro, gli impegni, le difficoltà quotidiane rendono tutto più complesso. Eppure il Gruppo Sant’Antonio continua a stringere i denti e a mantenere questo impegno, con la promessa silenziosa di andare avanti finché ci saranno le forze. C’è chi prende giorni di ferie, chi chiede permessi, chi si organizza in ogni modo possibile pur di esserci. Un sacrificio che non pesa, perché nasce dal cuore.
Il gruppo desidera ringraziare tutte le persone che hanno aperto le porte delle loro case e tutti i componenti che, ancora una volta, si fanno letteralmente in quattro per non mancare. Senza di loro, nulla sarebbe possibile.
Fondamentale è la musica, anima pulsante di questa tradizione. Strumenti della cultura popolare, suoni antichi che raccontano la storia di un popolo. Tra tutti, spicca la fisarmonica, regina indiscussa della festa. Non è solo uno strumento: è una voce. Nelle mani di chi la suona con abilità ed esperienza, la fisarmonica diventa racconto, emozione, richiamo. Ogni nota accompagna il passo, scalda l’aria fredda di gennaio, entra nelle case e nel cuore delle persone. È il suono che annuncia Sant’Antonio, che unisce sacro e popolare, fede e festa.
Il passaggio del gruppo non è mai solo musica: è un momento di incontro, di sorrisi, di sguardi che si riconoscono. È un modo per ricordare chi siamo e da dove veniamo. In un mondo che corre veloce, questa tradizione resta ferma nei valori, ma viva nel presente.
A Campomarino, in contrada Nuova Cliternia, il 16 gennaio non si celebra solo Sant’Antonio Abate.
Si celebra la comunità, la fedeltà, il coraggio di non lasciare andare ciò che conta davvero.
Angelica Silvestri
