mercoledì 7 Gennaio 2026
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«Un capitano per sempre», il memorial Basso Germinario

TERMOLI. Ci sono uomini che non passano mai davvero. Restano nei gesti, nei valori, nei ricordi che sanno ancora far tremare il cuore.

Il Memorial che si è tenuto a Cerreto Sannita è stato molto più di una manifestazione sportiva: è stato un abbraccio collettivo alla memoria di Basso Germinario, grande calciatore del passato, figlio di Termoli e di una famiglia da sempre dedita al calcio. Un capitano nel senso più autentico della parola. Un educatore vero. Un uomo.

Basso amava profondamente la sua terra d’origine. Per ragioni di famiglia la vita lo aveva portato a Cerreto Sannita, ma Termoli non lo aveva mai lasciato davvero. Qui aveva vissuto pagine importanti della sua carriera, qui aveva lasciato tracce indelebili di umanità e passione, da Termoli a Matera e oltre, sempre con lo stesso stile: lealtà, rispetto, amore per il gioco.

Per chi scrive, Basso non era solo un uomo di sport. Era un amico. Uno di quelli veri.
Sento ancora addosso i brividi e l’emozione di quel giorno maledetto in cui è volato in cielo. Fa male pensare che solo due ore prima avevamo parlato al telefono. Una chiacchierata semplice, come tante: sorrisi, ricordi dei suoi trascorsi calcistici, l’affetto che non aveva bisogno di troppe parole. Ci salutammo così, con naturalezza, come se ci fosse sempre un domani.

E poi quell’intervista, l’ultima estate a Termoli. Sotto l’ombrellone, con il mare davanti e il cuore leggero. Racconti di calcio e di vita, senza filtri. Oggi fa male pensare che sia stata l’ultima. Troppo giovane per andarsene. Troppo presto.

In questi giorni Cerreto Sannita lo ha voluto omaggiare come meritava: da uomo di lealtà sportiva, da educatore di giovani calciatori, ma soprattutto da uomo probo. Sugli spalti e attorno al campo c’era tutta la sua amata famiglia: la moglie, le figlie, i nipoti, i generi. C’erano gli amici, tanti, quelli che non hanno voluto mancare, perché a Basso si voleva bene davvero.

A Termoli, per la sua bontà d’animo e per la sua grandezza come uomo di sport, lo chiamavamo tutti Bassone. O, se preferite, Big Basso. Un soprannome che dice tutto: forza, cuore, umanità.

Questo Memorial non è stato solo un ricordo. È stato un messaggio.
Per i giovani, per il calcio, per chi crede ancora che lo sport possa essere una scuola di vita. Proprio come lo è stato lui.

Ciao Basso. Capitano per sempre.

Michele Trombetta