TERMOLI. Nella palestra della scuola Schweitzer non si sta disputando soltanto il Campionato Regionale 2026 di tiro con l’arco. A Termoli, in questi giorni, si sta celebrando una disciplina antica, nobile e profondamente moderna: uno sport che non fa rumore, ma lascia il segno.
Un evento importante per la realtà arcieristica cittadina, organizzato dagli “Arcieri del Mare”, società termolese che da 28 anni porta avanti passione, sacrificio e amore per uno sport che educa prima ancora di competere. Un sodalizio che noi seguiamo da sempre, perché qui non si parla solo di risultati, ma di valori.
Abbiamo colto l’occasione della gara per ascoltare Roberto Pietrantonio, uno dei padri fondatori del gruppo, che ancora oggi, arco alla mano, dimostra come il tiro con l’arco non abbia età: è una scelta di equilibrio, concentrazione, rispetto delle regole e di sé stessi. Ogni freccia è una lezione di vita: si sbaglia, si corregge, si riparte.
Ma il vero segnale di speranza arriva dal volto più giovane di questa giornata: Grazia Selvaggio, termolese, appena maggiorenne, al debutto ufficiale in gara. Con arco imbracciato e frecce in faretra, Grazia ha fatto una scelta controcorrente: ha posato il cellulare, spento il computer, liberato la mente. E ha trovato nello sport non solo una disciplina, ma uno spazio di respiro, di concentrazione, di forza interiore.
Il tiro con l’arco non è solo colpire un bersaglio. È imparare ad ascoltarsi. È dominare l’ansia. È costruire pazienza in un mondo che corre troppo. È allenare il corpo senza perdere l’anima.
Ai giovani di Termoli vogliamo dirlo con chiarezza: esistono ancora passioni vere, che non si scaricano da un’app e non finiscono con una notifica. Qui si cresce, si sbaglia, si migliora. Qui si impara a guardare dritto davanti a sé e a puntare con decisione verso i propri obiettivi.
Gli Arcieri del Mare non sono solo una società sportiva: sono una scuola di vita. E se oggi una ragazza come Grazia ha scelto di tendere una corda invece di scorrere uno schermo, allora questo sport ha già vinto la sua sfida più importante. Perché ogni freccia scoccata non è solo sport: è carattere, è disciplina, è libertà.
Nota a margine (personale ma sincera)
Confesso: dopo aver raccontato questa giornata, mi è venuta una strana tentazione. Posare la tastiera, smettere di fare il fenomeno con le parole e provare a dire qualcosa con una freccia. Magari la prima finirà sul muro, la seconda sul pavimento e la terza… chissà. Ma se il tiro con l’arco riesce a darti concentrazione, calma e pure un po’ di morale, allora vale la pena tentare. D’altronde, se bisogna sbagliare, meglio farlo mirando alto.
Michele Trombetta







