venerdì 13 Febbraio 2026
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La replica dei sindacati sul trasporto pubblico: “La Regione fa finta di non vedere”

CAMPOBASSO. Le segreterie regionali di Filt Cgil, Fit Cisl e Faisa Cisal tornano all’attacco dopo le dichiarazioni del delegato ai trasporti della Regione Molise, Vincenzo Niro, accusato apertamente di “giocare a fare l’indiano” pur di evitare il confronto sul merito delle contestazioni sollevate dai lavoratori del trasporto pubblico locale. Le organizzazioni sindacali parlano di stupore, ma soprattutto di un’evidenza che non ammette interpretazioni: nessuno, in anni di vertenze, ha mai attribuito alla Regione la responsabilità dei ritardi nelle retribuzioni. Anzi, ricordano come il Molise rappresenti un unicum nazionale per puntualità e generosità nei pagamenti alle aziende, con erogazioni mensili che altrove – Abruzzo in primis – avvengono addirittura ogni tre mesi senza che ciò provochi ritardi negli stipendi.

Un confronto che, secondo i sindacati, smonta definitivamente ogni tentativo di scaricare responsabilità sui flussi finanziari regionali e sposta il problema dove realmente si trova: nella gestione aziendale e nella totale assenza di controlli e sanzioni da parte dell’ente pubblico.
La replica di Niro, che rivendica la regolarità dei pagamenti, viene letta come un boomerang: se la Regione paga puntualmente, allora perché i lavoratori continuano a subire ritardi, pressioni, disagi, violazioni contrattuali e normative? Le sigle ricordano che la mobilitazione in corso – scioperi, presidi, assemblee – non nasce da un singolo episodio, ma da un accumulo di criticità che tocca condizioni di lavoro, sicurezza, turnazioni, riposi, fermate, applicazione del contratto di secondo livello finanziato dalla Regione ma rimasto lettera morta. Le violazioni, denunciate più volte, non solo non hanno prodotto provvedimenti, ma in alcuni casi hanno portato addirittura alla colpevolizzazione dei dipendenti. Una situazione definita “insostenibile”, aggravata dal silenzio istituzionale sulle contestazioni contenute nelle proclamazioni di sciopero.
Sul piano strategico, le organizzazioni sindacali affondano il colpo anche sul bando di gara del Tpl, giudicato “ridicolo” nella scelta di dividere un bacino di appena 300mila abitanti in due lotti, una soluzione che – secondo i sindacati – sembra costruita per proteggere l’esistente e impedire l’ingresso di operatori più strutturati. Senza un salto dimensionale e organizzativo delle aziende, sostengono, il servizio non potrà mai migliorare. Da qui la proposta netta: o una società in house realmente autonoma dai giochi politici, oppure un’unica gara con un lotto unico e l’invito alle principali aziende nazionali del settore.
La vertenza, dunque, non si chiude. I sindacati rilanciano, chiedono risposte nel merito, pretendono controlli, sanzioni, applicazione dei contratti e una visione industriale che oggi, denunciano, semplicemente non c’è. E avvertono: senza un cambio di passo, la mobilitazione non si fermerà.

EB