venerdì 13 Febbraio 2026
Cerca

Ricorso del governo contro i sistemi di controllo Ue sulla pesca: si apre la fase decisiva della battaglia

TERMOLI. «Ricorso del governo contro i sistemi di controllo Ue sulla pesca: per Unci AgroAlimentare si apre la fase decisiva della battaglia giuridica e politica». «Confermiamo la nostra ferma condanna e opposizione al provvedimento dell’Unione europea che impone l’installazione di un sistema di tracciamento e controllo elettronico su tutti i pescherecci, comprese le telecamere, un obbligo che finisce per criminalizzare lavoratori e imprese nello svolgimento della propria attività, già appesantita da numerosi vincoli regolatori e sempre più penalizzata». Con queste parole, Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale dell’Unci AgroAlimentare, interviene nuovamente su uno dei dossier più controversi degli ultimi anni nel settore ittico, un dossier che intreccia tecnologia, diritti fondamentali, concorrenza internazionale e rapporti tra Stati membri e istituzioni comunitarie. Il riferimento è al Regolamento europeo che introduce l’obbligo di dotare tutte le unità da pesca di sistemi di monitoraggio elettronico continuo, comprendenti telecamere a bordo, dispositivi di tracciamento e strumenti digitali di controllo delle operazioni di pesca. Una misura nata formalmente per rafforzare la lotta alla pesca illegale, ma che secondo una larga parte del comparto – e secondo il governo italiano – rischia di trasformarsi in un apparato di sorveglianza permanente, sproporzionato rispetto agli obiettivi dichiarati e potenzialmente lesivo dei diritti dei lavoratori.

«Il ricorso – prosegue Scognamiglio – è stato depositato l’11 marzo 2024 su impulso del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ed è attualmente in fase di valutazione nel merito. La Corte di giustizia ha acquisito le memorie difensive del Parlamento europeo e del Consiglio e si attende ora la pubblicazione delle conclusioni dell’Avvocato Generale o la fissazione dell’udienza orale». Una fase, questa, considerata cruciale: l’orientamento dell’Avvocato Generale, pur non vincolante, spesso anticipa la direzione della sentenza finale, e la fissazione dell’udienza orale segnerebbe l’ingresso del caso nella sua fase pubblica e decisiva.

Il governo italiano ha articolato la propria opposizione su tre pilastri giuridici ritenuti fondamentali: tutela della privacy, proporzionalità delle misure ed equità concorrenziale. Sul primo punto, l’esecutivo contesta che la videosorveglianza continua a bordo rappresenti una violazione dei diritti fondamentali dei lavoratori, esponendoli a un controllo costante e non giustificato da esigenze operative immediate. Sul secondo, si sottolinea come l’imposizione di telecamere e sistemi digitali h24 sia eccessiva rispetto agli obiettivi di contrasto alla pesca illegale, che potrebbero essere perseguiti con strumenti meno invasivi. Sul terzo, si evidenzia il rischio di una distorsione competitiva: la flotta italiana – e più in generale quella europea – sarebbe sottoposta a obblighi stringenti, mentre operatori di Paesi terzi, che esportano prodotti ittici nel mercato Ue, non sarebbero vincolati dalle stesse regole, creando un evidente squilibrio.

Scognamiglio insiste anche sul contesto più ampio: «L’Unci AgroAlimentare sostiene pienamente l’azione del ministro Lollobrigida, ribadendo l’inaccettabilità del Regolamento comunitario e l’impatto negativo che avrebbe sulla marineria italiana e sull’intero settore ittico, da tempo finiti ingiustamente nel mirino di Bruxelles». Il presidente dell’organizzazione cooperativistica richiama inoltre il clima di crescente sfiducia tra gli operatori e le istituzioni europee, alimentato da una percezione diffusa: quella di un comparto costantemente sottoposto a restrizioni, limiti, chiusure di aree di pesca, riduzioni di giornate lavorative e ora anche a un sistema di sorveglianza che molti considerano sproporzionato.

La questione, per l’Unci, non riguarda solo la tecnologia, ma la dignità del lavoro marittimo e la sopravvivenza economica delle imprese. L’installazione dei sistemi elettronici comporterebbe infatti costi significativi, difficoltà operative, problemi di manutenzione e rischi di malfunzionamento, oltre a un impatto psicologico non trascurabile sugli equipaggi. «Continueremo la nostra opera di informazione delle cooperative aderenti, di tutti gli operatori del comparto e dell’opinione pubblica – conclude Scognamiglio – perché questa battaglia non è solo tecnica o giuridica: riguarda la difesa di un settore strategico per il Paese, che non può essere trattato come un sospetto permanente».

Il fronte resta dunque aperto, e la decisione della Corte di giustizia Ue sarà determinante per il futuro della pesca italiana ed europea. Nel frattempo, il mondo della pesca attende, osserva e si prepara a una fase che potrebbe ridefinire il rapporto tra controllo, sostenibilità e libertà operativa in mare.

EB