venerdì 13 Febbraio 2026
Cerca

Termoli sul tavolo auto del Mimit, Stellantis pensa ai motori ma sulla Gigafactory passa la palla ad Acc

TERMOLI. Attesa con presidio al Mimit, dove il ministro Adolfo Urso ha convocato il tavolo nazionale automotive e dove sono presenti decine e decine di lavoratori dello stabilimento Stellantis di Termoli.
Al Tavolo Automotive convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy si è consumato oggi un passaggio che segna una discontinuità netta nel rapporto tra Stellantis, governo italiano e filiere territoriali. Una giornata che tiene insieme annunci industriali, scelte strategiche, rassicurazioni sugli stabilimenti e una cornice politica che punta a ridisegnare le regole europee dell’automotive.
Emanuele Cappellano, responsabile Enlarged Europe & European Brands, ha scandito una serie di decisioni che, sommate, compongono la road map del gruppo per il triennio 2025–2027. A partire da Cassino, dove Stellantis conferma il focus sulla gamma attuale mentre definisce il nuovo mix produttivo del Piano strategico: dopo le serie speciali di Giulia e Stelvio, arriva la nuova Maserati Grecale, segnale di continuità industriale in uno stabilimento considerato strategico per l’alto di gamma.
Sul fronte produttivo, Cappellano ha indicato un punto di svolta: dal 2026 la produzione complessiva crescerà, trainata dall’avvio delle nuove DS N°8 e Jeep Compass a Melfi e della Fiat 500 ibrida a Mirafiori, modelli che consolidano il futuro dei due poli. Una crescita che si riflette anche sull’occupazione: dopo le quasi 500 assunzioni del 2025 (di cui 150 ingegneri), Stellantis prevede oltre 500 nuovi ingressi nel 2026, con più di 400 a Mirafiori per sostenere il secondo turno della nuova 500 ibrida. Parallelamente, l’azienda annuncia una riduzione del ricorso alla cassa integrazione e ai contratti di solidarietà, resa possibile dal riequilibrio produttivo e dalle uscite incentivate degli ultimi anni.
Il capitolo Termoli è quello che più incide sul dibattito nazionale: Cappellano ha anticipato che, indipendentemente dalle scelte di Acc sulla Gigafactory, Stellantis conferma l’arrivo dei cambi e‑DCT e soprattutto investe sul futuro dei motori GSE, che verranno adattati agli standard Euro 7 per garantirne l’utilizzo anche dopo il 2030. Una dichiarazione che ribalta le preoccupazioni sul destino del sito molisano e lo riporta dentro la strategia di lungo periodo del gruppo.
Sul versante internazionale, Stellantis ha affrontato anche il tema Algeria: dal polo di Orano, il gruppo punta a rassicurare l’Italia sul rischio di delocalizzazioni, presentando il progetto come cooperazione industriale bilaterale e occasione per coinvolgere l’indotto piemontese in una filiera locale in crescita. Il forum di Torino, spiegano i vertici, serve proprio a creare un canale diretto tra imprese italiane e algerine e ad aumentare l’integrazione dei componenti prodotti in loco.
La cornice politica è stata definita dal ministro Adolfo Urso, che ha rivendicato il ruolo dell’Italia nel cambiare la rotta europea sulle politiche dell’auto. Dal non‑paper del 2024, quando Roma fu l’unico grande Paese a denunciare il rischio collasso legato alle supermulte, fino ai documenti congiunti con la Germania e all’intesa Meloni–Merz del 23 gennaio, l’Italia – sostiene Urso – ha aperto la strada a una revisione complessiva dei regolamenti e della politica industriale europea. Ora, aggiunge, serve coinvolgere anche la Francia, “con cui condividiamo Stellantis”, per arrivare a una posizione comune sul dossier auto. Il ministro è netto: “Il 2026 deve essere l’anno delle riforme radicali. Il tempo è scaduto”.
Una partita che tocca Cassino, Melfi, Mirafiori, Termoli, Torino e l’intera filiera nazionale, e che nel 2026 dovrà trasformare annunci e documenti in scelte operative.

EB