TERMOLI. Attesa con presidio al Mimit, dove il ministro Adolfo Urso ha convocato il tavolo nazionale automotive e dove sono presenti decine e decine di lavoratori dello stabilimento Stellantis di Termoli.
Al Tavolo Automotive convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy si è consumato oggi un passaggio che segna una discontinuità netta nel rapporto tra Stellantis, governo italiano e filiere territoriali. Una giornata che tiene insieme annunci industriali, scelte strategiche, rassicurazioni sugli stabilimenti e una cornice politica che punta a ridisegnare le regole europee dell’automotive.
Emanuele Cappellano, responsabile Enlarged Europe & European Brands, ha scandito una serie di decisioni che, sommate, compongono la road map del gruppo per il triennio 2025–2027. A partire da Cassino, dove Stellantis conferma il focus sulla gamma attuale mentre definisce il nuovo mix produttivo del Piano strategico: dopo le serie speciali di Giulia e Stelvio, arriva la nuova Maserati Grecale, segnale di continuità industriale in uno stabilimento considerato strategico per l’alto di gamma.
Sul fronte produttivo, Cappellano ha indicato un punto di svolta: dal 2026 la produzione complessiva crescerà, trainata dall’avvio delle nuove DS N°8 e Jeep Compass a Melfi e della Fiat 500 ibrida a Mirafiori, modelli che consolidano il futuro dei due poli. Una crescita che si riflette anche sull’occupazione: dopo le quasi 500 assunzioni del 2025 (di cui 150 ingegneri), Stellantis prevede oltre 500 nuovi ingressi nel 2026, con più di 400 a Mirafiori per sostenere il secondo turno della nuova 500 ibrida. Parallelamente, l’azienda annuncia una riduzione del ricorso alla cassa integrazione e ai contratti di solidarietà, resa possibile dal riequilibrio produttivo e dalle uscite incentivate degli ultimi anni.
Il capitolo Termoli è quello che più incide sul dibattito nazionale: Cappellano ha anticipato che, indipendentemente dalle scelte di Acc sulla Gigafactory, Stellantis conferma l’arrivo dei cambi e‑DCT e soprattutto investe sul futuro dei motori GSE, che verranno adattati agli standard Euro 7 per garantirne l’utilizzo anche dopo il 2030. Una dichiarazione che ribalta le preoccupazioni sul destino del sito molisano e lo riporta dentro la strategia di lungo periodo del gruppo.
Sul versante internazionale, Stellantis ha affrontato anche il tema Algeria: dal polo di Orano, il gruppo punta a rassicurare l’Italia sul rischio di delocalizzazioni, presentando il progetto come cooperazione industriale bilaterale e occasione per coinvolgere l’indotto piemontese in una filiera locale in crescita. Il forum di Torino, spiegano i vertici, serve proprio a creare un canale diretto tra imprese italiane e algerine e ad aumentare l’integrazione dei componenti prodotti in loco.
La cornice politica è stata definita dal ministro Adolfo Urso, che ha rivendicato il ruolo dell’Italia nel cambiare la rotta europea sulle politiche dell’auto. Dal non‑paper del 2024, quando Roma fu l’unico grande Paese a denunciare il rischio collasso legato alle supermulte, fino ai documenti congiunti con la Germania e all’intesa Meloni–Merz del 23 gennaio, l’Italia – sostiene Urso – ha aperto la strada a una revisione complessiva dei regolamenti e della politica industriale europea. Ora, aggiunge, serve coinvolgere anche la Francia, “con cui condividiamo Stellantis”, per arrivare a una posizione comune sul dossier auto. Il ministro è netto: “Il 2026 deve essere l’anno delle riforme radicali. Il tempo è scaduto”.
Una partita che tocca Cassino, Melfi, Mirafiori, Termoli, Torino e l’intera filiera nazionale, e che nel 2026 dovrà trasformare annunci e documenti in scelte operative.
EB
