CAMPOBASSO. La giornata del 9 gennaio avrebbe potuto segnare un punto di svolta per il trasporto pubblico molisano. Invece ha confermato, ancora una volta, la distanza tra le promesse della Regione e la realtà quotidiana di un settore che da anni vive nell’opacità, nell’assenza di controlli e in un sistema di regole applicate a intermittenza. Le organizzazioni sindacali Faisa-Cisal, Filt-Cgil e Fit-Cisl, ricevute dal delegato ai Trasporti Vincenzo Niro durante il presidio, hanno ascoltato l’elenco delle innovazioni annunciate: bigliettazione elettronica, conta-passeggeri, videosorveglianza, geolocalizzazione, completamento della fornitura dei nuovi autobus. Tutto utile, tutto necessario, tutto già sentito. Il punto non è la tecnologia, ma la volontà politica di farla funzionare.
Perché il Molise non soffre di mancanza di strumenti, ma di mancanza di controllo. Le segnalazioni inevase parlano da sole: violazioni sui riposi degli autisti, tempi di guida oltre i limiti – con un caso accertato di undici ore consecutive –, utilizzo dei mezzi pubblici per servizi a rischio d’impresa, cassa integrazione usata impropriamente senza che la Regione recuperasse il costo del personale pagato dall’Inps, risorse del secondo livello erogate alle aziende ma mai arrivate ai lavoratori. E ancora: fermate fuori legge, sanzioni ai dipendenti che rispettano il Codice della Strada, totale assenza di interventi verso le ditte responsabili. È questo il vero nodo: un sistema lasciato andare, dove chi viola le regole non teme conseguenze.
Sul bando di gara, il cuore della riforma, i sindacati mantengono tutte le riserve che hanno portato allo sciopero del 16 gennaio. Perché un bando serio e trasparente è l’unico modo per cambiare davvero un TPL che oggi costa troppo e rende poco. Basti un dato: tra il 2012 e il 2024 la Regione ha indicizzato il costo del lavoro al parametro Istat dei trasporti, facendo lievitare la spesa del 36%. Nello stesso periodo, i contratti nazionali hanno aumentato il costo reale del lavoro solo del 18%. Una distorsione che pesa sulle casse pubbliche e che nessuno ha corretto.
La Regione sostiene che la scelta dei due lotti sia obbligata. Non è così. Le esperienze nazionali raccontano l’esatto contrario: Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Alessandria-Asti, tutti territori che hanno scelto bacini unici con volumi ben superiori a quelli molisani. E quando la frammentazione è stata tentata, come nel caso Trani-Andria, i costi sono aumentati. Non solo: lo stesso studio regionale affermava che le economie di scala si esauriscono a 4 milioni di km. Se il bacino molisano è di 12 milioni, la logica porterebbe a tre lotti, non due. A meno che non si produca un nuovo studio “ad hoc” per giustificare ciò che appare già deciso.
Le dichiarazioni pubbliche di Niro, che ha definito “strumentali” le osservazioni sindacali, non entrano nel merito. E soprattutto non spiegano perché il numero dei lotti coincida perfettamente con i due consorzi oggi presenti sul territorio. Una coincidenza che alimenta dubbi, non fiducia.
Il Molise non ha bisogno di accelerazioni frettolose né di riforme costruite per adattarsi all’esistente. Ha bisogno di un cambio di paradigma: controlli veri, regole uguali per tutti, un bando che premi efficienza e qualità, non equilibri consolidati. I sindacati lo ribadiscono e si dicono disponibili a nuovi incontri, ma solo davanti a una bozza di gara che dimostri, finalmente, la volontà di rompere con il passato.
Perché il Tpl molisano non può più permettersi l’ennesima occasione mancata. E questa volta, a differenza del passato, nessuno potrà dire che non era stato avvertito.
EB
