mercoledì 21 Gennaio 2026
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Turismo che cambia, Molise allo specchio del Paese: l’esplosione degli affitti brevi e la ristorazione regge

TERMOLI. C’è un’Italia che cambia modo di viaggiare, di dormire, di mangiare fuori casa. E c’è un Molise che, pur nelle sue dimensioni ridotte, riflette in maniera sorprendentemente nitida le stesse trasformazioni strutturali che stanno attraversando il sistema turistico nazionale. I numeri diffusi da Unioncamere e InfoCamere fotografano una mutazione profonda dell’offerta: calano gli alberghi tradizionali, esplodono gli alloggi per soggiorni brevi, mentre la ristorazione – tra difficoltà e adattamenti – continua a rappresentare un presidio economico e sociale fondamentale per i territori.

A livello nazionale, negli ultimi cinque anni le imprese alberghiere sono diminuite del 5,2%, passando a 29.199 unità, mentre quelle legate agli affitti brevi e agli alloggi per vacanze sono cresciute del 42,1%, superando quota 44.800. Una forbice che si allarga e che racconta molto più di una semplice variazione statistica: è il segno di un cambio di paradigma nella domanda turistica, sempre più orientata verso flessibilità, soggiorni brevi, soluzioni “ibride” tra casa e struttura ricettiva.

Il Molise si inserisce pienamente in questo quadro. Gli alberghi e le strutture tradizionali di alloggio scendono a 80 imprese, con una flessione del 10,1% in cinque anni, una delle più marcate in Italia in termini percentuali. Parallelamente, gli alloggi per vacanze e soggiorni di breve durata crescono del 31,4%, arrivando a 184 unità. Numeri piccoli se confrontati con le grandi regioni, ma altamente significativi se letti in rapporto alla dimensione del territorio e alla sua stagionalità turistica.

È una dinamica che riguarda da vicino anche Termoli e il basso Molise, dove l’offerta turistica si è progressivamente riconfigurata attorno a case vacanza, B&B e affitti brevi, capaci di intercettare flussi legati all’estate, agli eventi, ai weekend e alle festività. Un modello più agile, meno oneroso dal punto di vista gestionale, ma che pone interrogativi importanti sul piano urbanistico, abitativo e della qualità complessiva dell’accoglienza.

Il fenomeno non è isolato. Nelle grandi città d’arte e nei poli turistici più attrattivi, la crescita degli affitti brevi è ancora più impetuosa: Napoli segna un +98,1%, Milano +75,9%, Roma +33,8%. Qui la questione si intreccia apertamente con il tema dell’overtourism e della pressione sui centri storici. In Molise, invece, il processo assume contorni diversi: non tanto saturazione, quanto riconversione spontanea di un patrimonio immobiliare che cerca nuove funzioni economiche.

Se il comparto dell’alloggio vive una trasformazione profonda, la ristorazione mostra una capacità di tenuta che appare quasi strutturale. A livello nazionale, i ristoranti con servizio al tavolo crescono del 2,3%, raggiungendo quasi 160 mila imprese. In Molise l’aumento è ancora più significativo in termini percentuali: +5%, con 946 attività registrate. Un dato che racconta di un settore che, pur stretto tra aumento dei costi, carenza di personale e mutamento delle abitudini di consumo, continua a rappresentare uno degli assi portanti dell’economia locale.

Nel territorio molisano, la ristorazione non è solo servizio al turista, ma elemento identitario, spazio di socialità, presidio nei piccoli centri. A Campobasso e Isernia, così come lungo la costa, bar, trattorie e ristoranti assorbono parte della domanda generata proprio dalla crescita degli affitti brevi, creando una relazione diretta tra nuove forme di ospitalità e consumi locali.

Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un sistema in fase di riequilibrio forzato. L’albergo tradizionale, soprattutto nelle aree non montane e lontane dai grandi flussi strutturati, fatica a sostenere i costi e la rigidità del modello. Gli alloggi brevi rispondono più rapidamente alle oscillazioni della domanda, ma rischiano di produrre effetti collaterali se non accompagnati da regole chiare e politiche territoriali. La ristorazione, infine, resta il settore che meglio riesce ad adattarsi, fungendo da ammortizzatore sociale ed economico.

Per il Molise, la sfida è duplice. Da un lato, governare una trasformazione già in atto, evitando che la crescita degli affitti brevi avvenga in modo disordinato. Dall’altro, valorizzare questa tendenza come opportunità, integrandola con una strategia di qualità dell’accoglienza, promozione territoriale e destagionalizzazione.

In questo senso, i numeri non sono solo una fotografia, ma un avvertimento. Il turismo che verrà non assomiglierà a quello del passato. E territori come Termoli e il Molise, proprio perché meno ingessati e più “leggibili”, hanno forse più di altri la possibilità di anticipare il cambiamento, anziché subirlo.

EB