venerdì 13 Febbraio 2026
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Uliano rilancia: “Gigafactory sparita e produzione al minimo, il governo non perda altro tempo”

TERMOLI. Il leader della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, lancia l’allarme su Termoli: “Gigafactory sparita, produzione al minimo. Il governo non perda altro tempo”.
Le parole di Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim‑Cisl, nell’intervista al Corriere della Sera assumono un peso particolare quando si parla di Termoli. Perché dentro la crisi generale dell’automotive italiano, il caso Termoli diventa il simbolo più evidente di una transizione industriale che rischia di lasciare macerie invece che sviluppo.
Termoli: la promessa mancata della gigafactory
Uliano non usa giri di parole: sul progetto della gigafactory, annunciato in grande stile nel 2021 e poi progressivamente svanito nel silenzio, “non si sa più nulla”.
È un passaggio che pesa come un macigno, perché Termoli era stata indicata come uno dei tre poli europei per la produzione di batterie del gruppo Stellantis. Oggi, invece, la realtà è ben diversa:

  • la produzione dei cambi, trasferita nello stabilimento come misura tampone,
  • può occupare al massimo 300 lavoratori,
  • a fronte di un organico di 1.800 persone.

    Il resto è incertezza, cassa integrazione, attese infinite. Uliano lo dice chiaramente: non si può continuare a “prendere tempo” mentre un intero territorio rischia di perdere il suo principale presidio industriale.

    Un quadro nazionale che peggiora

    Il caso Termoli non è isolato. Uliano inserisce la questione dentro un quadro più ampio:

    • solo 380 mila veicoli prodotti da Stellantis nel 2025, contro il milione auspicato dal governo nel 2023;
    • impianti al 35% della capacità produttiva;
    • promesse industriali non mantenute, come le nuove Stelvio e Giulia ibride ed elettriche per Cassino.

    Per il leader Fim‑Cisl, il nuovo piano industriale Stellantis non può arrivare “entro la prima metà dell’anno”: va aggiornato subito, perché i plant italiani non hanno più margini di attesa.
    Il nodo politico: il governo deve decidere
    Uliano riconosce che il governo ha convocato i sindacati per il 30 gennaio, ma avverte: non basta discutere di deroghe al Green Deal. La questione centrale è un’altra:

    E qui arriva il messaggio più politico: senza un intervento diretto dello Stato, non solo l’automotive ma anche la siderurgia (ex Ilva) rischiano di collassare. Uliano cita Fincantieri e Leonardo come esempi di aziende pubbliche che funzionano e chiede coerenza: se l’acciaio è strategico, lo Stato deve assumere il controllo dell’ex Ilva per risanarla.
    Termoli come cartina di tornasole
    Nel mosaico della crisi industriale italiana, Termoli diventa la prova del nove:

    • di quanto Stellantis creda davvero nell’Italia;
    • di quanto il governo sia disposto a intervenire;
    • di quanto la transizione ecologica possa essere governata e non subita.

        Per Uliano, la partita non è tecnica ma politica. E riguarda migliaia di famiglie, non solo numeri di bilancio.

        Una sfida che passa dall’Europa

        Il segretario Fim‑Cisl chiude con un appello: i vincoli europei non possono essere allentati solo per la difesa. Servono margini anche per auto, siderurgia e microchip. È una battaglia che, dice, il sindacato è pronto a sostenere, chiedendo a governo e Confindustria di fare altrettanto.

        EB