venerdì 16 Gennaio 2026
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Vongolari: cosa cambia nel piano in vigore da ieri

TERMOLI. Da ieri, 1º gennaio 2026, il mondo delle draghe idrauliche è entrato in un’era che nessuno aveva davvero chiesto, ma che ora tutti dovranno subire. Il Masaf ha varato il Piano nazionale 2026‑2030, un documento che arriva dopo mesi di attese, pressioni, pareri europei e un Adriatico già piegato dal granchio blu.

È un testo che non concede scappatoie: la flotta resta quella, i vincoli aumentano, la responsabilità ricade interamente sui Consorzi e sulle marinerie, chiamate a gestire una risorsa falcidiata come mai prima.
Il principio cardine è una diga: numero chiuso e intoccabile delle imbarcazioni autorizzate, compartimento per compartimento. Ogni barca ha un nome, una matricola, un porto. Nessuna nuova autorizzazione, nessun trasferimento, nessuna espansione. È la fotografia di un settore che non può crescere, può solo resistere. La quantità giornaliera pescabile resta fissata a 400 kg netti, senza margini, senza tolleranze.

Ma la frattura vera è nel tempo: solo quattro giorni di pesca a settimana, con fermo obbligatorio sabato, domenica, festivi e un ulteriore giorno deciso dai Consorzi. A questo si aggiunge un fermo biologico annuale che passa da due a tre mesi, con un mese aggiuntivo da collocare tra gennaio e novembre. Una misura che, in un mercato già fragile, rischia di trasformarsi in un colpo di grazia per chi vive di mare.
Il cuore del Piano è la doppia vagliatura obbligatoria. La prima a bordo, subito dopo la raccolta; la seconda nei punti di sbarco, sotto la supervisione dei Consorzi, con certificazione formale della taglia minima. Le vongole sotto i 22 mm — taglia minima confermata in deroga fino al 2030 — devono essere reimmesse in mare nelle aree di ripopolamento, secondo procedure approvate dall’Autorità marittima. È un sistema che trasforma la pesca in un processo industriale di tracciabilità totale: ogni sacco, ogni cassetta, ogni chilogrammo deve essere certificato, controllato, registrato.
Il Piano rafforza anche il monitoraggio scientifico: VMS, AIS, GPS obbligatori, dati di posizione da trasmettere agli istituti incaricati dal Masaf, controlli incrociati, verifiche a terra e in mare. Un sistema che non lascia spazi grigi: o sei dentro, o sei fuori.
E mentre il quadro normativo si irrigidisce, resta una domanda che nessun documento affronta: chi sostiene davvero un settore che, tra specie aliene, mercato instabile e vincoli crescenti, rischia di essere lasciato a combattere da solo. Perché il mare si può ridisegnare sulla carta, ma chi ci vive dentro non può permettersi di scomparire.

EB