GUGLIONESI. A Guglionesi continua a far discutere il cosiddetto caso Antonacci, una vicenda che intreccia tensioni politiche, nodi normativi e assetti istituzionali. Al centro del dibattito c’è il sindaco contestato per una presunta incompatibilità tra il suo ruolo di primo cittadino e incarichi in ambito sovracomunale e regionale, in particolare la presidenza del consiglio di amministrazione di FinMolise S.p.A.
La seduta straordinaria convocata il 16 gennaio 2026 si è aperta all’insegna della tensione: un’assemblea che, alla fine, non avrebbe nemmeno dovuto tenersi. Solo negli ultimi momenti, infatti, il presidente del Consiglio comunale, Paolo Lamanda, ha spiegato che mancavano i presupposti normativi per deliberare sulla questione, rendendo «formalmente improcedibile ogni decisione» come dal documento letto dallo stesso presidente.
Fino a quel momento, consiglieri di maggioranza e opposizione si erano succeduti al microfono, intervenendo con domande, osservazioni e contestazioni, senza risparmiare toni accesi.
Il segretario comunale, Vito Tenore, è stato più volte chiamato a chiarire dubbi tecnici, alimentando un confronto serrato con i consiglieri, che ha trasformato l’Aula in un vero e proprio teatro di dibattito intenso.
Tra i banchi dell’opposizione, alcuni consiglieri hanno denunciato quello che hanno definito un clima di «bullismo istituzionale», riferendosi a presunti atteggiamenti intimidatori e a pressioni percepite nel corso della discussione.
A queste tensioni si è aggiunta la questione delle indennità collegate a FinMolise, sospese nei giorni scorsi, che ha ulteriormente infiammato il dibattito.
Proprio per evitare di interrompere il confronto e permettere a tutti di esprimere le proprie posizioni, il sindaco ha scelto di «non comunicare immediatamente che la seduta era improcedibile», una decisione che testimonia la complessità politica della giornata e la delicatezza del momento istituzionale.
Durante la seduta, la minoranza ha anche sollevato un interrogativo sulle dimissioni del sindaco dall’Unione dei Comuni, chiedendo se si trattasse di una decisione voluta o dettata da pressioni esterne.
Il sindaco ha chiarito che si trattava di una scelta volontaria, ma le opposizioni hanno continuato a richiedere spiegazioni sulle motivazioni della rinuncia alla rappresentanza dell’ente sovracomunale.
Al termine del dibattito, la seduta si è conclusa con la constatazione formale «dell’insussistenza delle condizioni di legge per avviare il procedimento sulla presunta incompatibilità».
Il sindaco, essendo parte in causa, si è astenuto dal voto, mentre il voto finale ha registrato 8 voti favorevoli della maggioranza e 4 contrari della minoranza, confermando l’improcedibilità della procedura.
A quanto ci risulta, in caso di dimissioni del sindaco, la carica passerebbe automaticamente al vicesindaco, secondo la normativa vigente “unionale”, senza necessità di atti straordinari.
Parallelamente, il sindaco ha annunciato di aver contattato personalmente “Anac” e che lunedì sarà ascoltato nella loro sede, per fornire chiarimenti ufficiali.
Il caso Antonacci resta quindi aperto: da un lato, la seduta ha messo in luce le tensioni interne all’Aula e le diverse interpretazioni normative; dall’altro, la vicenda proietta lo sguardo verso l’audizione prevista e l’eventuale evoluzione politica dei prossimi giorni, mantenendo alta l’attenzione sul tema della trasparenza e della correttezza amministrativa.
Alberta Zulli





















