TERMOLI. Una trentina di persone, ieri alle 17 nella sala della Parrocchia del Sacro Cuore a Termoli, ha seguito per oltre due ore la relazione di Renato Di Nicola, attivista abruzzese del Forum Mondiale per l’Acqua e del Movimento nazionale Fuori dal Fossile, voce autorevole e profonda conoscitrice delle dinamiche latinoamericane. L’incontro, promosso dall’Assemblea per la Palestina del Basso Molise, ha avuto un obiettivo preciso: rompere il silenzio totale che avvolge ciò che sta accadendo in Venezuela a un mese dall’invasione statunitense guidata da Trump, un evento di portata mondiale che nei media italiani è scomparso dopo pochi giorni.
Di Nicola ha collocato subito la vicenda dentro il quadro più ampio del nostro tempo: un’epoca di disordine permanente, in cui l’ordine mondiale come lo conoscevamo è saltato e le potenze globali agiscono senza più maschere. Per capire il Venezuela, ha spiegato, bisogna partire dalla sua struttura sociale: un’élite ricchissima, bianca e di origine europea, storicamente separata dal resto della popolazione e abituata a guardare con disprezzo la maggioranza composta da indigeni, creoli e afro-discendenti. Un paese con risorse immense – petrolio, minerali, biodiversità – ma senza un apparato industriale capace di trasformarle, costretto ancora oggi a far lavorare all’estero il proprio greggio.
Ricostruendo la storia recente, Di Nicola ha mostrato come queste contraddizioni abbiano generato il Chavismo: un movimento che, al di là delle sue crisi interne, ha dato per la prima volta voce e diritti alle classi popolari. Ha ricordato i tentativi statunitensi di impedire la nazionalizzazione del petrolio, le campagne di disinformazione, i colpi di mano politici, e i programmi sociali che hanno cambiato la vita di milioni di persone. Fino ad arrivare al rapimento di Maduro – successore di Chávez, figura controversa e criticata anche in patria – e alla gravissima ingerenza armata degli Usa. Un atto che viola apertamente il diritto internazionale e che, dopo un brevissimo clamore iniziale, è stato cancellato dai media occidentali come se nulla fosse.
Il punto più inquietante emerso dall’incontro è proprio questo: l’assenza di informazione rende impossibile comprendere la portata degli eventi. Si ignorano, ad esempio, i massicci interventi economici della Cina in difesa del Venezuela, che hanno avuto ripercussioni enormi sugli Stati Uniti. Si ignora che, nonostante le critiche a Maduro, il paese resta profondamente chavista perché in vent’anni è nata una coscienza collettiva nuova: per la prima volta milioni di persone si sono sentite parte della patria, non sudditi di un’élite.
Nella parte finale, il discorso si è allargato a Colombia, Bolivia e Argentina, mostrando come l’intero continente sia attraversato da una lotta geopolitica feroce, che l’Europa continua a leggere con una lente occidentale distorta. L’invito conclusivo è stato netto: smettere di considerare “normale” l’intervento armato nelle vicende interne di stati sovrani e riconoscere che i colossi mondiali, sentendo vacillare il proprio potere, ricorrono sempre più spesso alla forza.
Un incontro che ha restituito complessità, profondità e soprattutto un messaggio chiaro: senza informazione non c’è comprensione, e senza comprensione non c’è libertà.
EB


