CAMPOMARINO. Il 2 febbraio il mondo celebra la Giornata delle Zone Umide, istituita dalla Convenzione di Ramsar per ricordare quanto questi ecosistemi siano vitali per la biodiversità e per la nostra stessa sopravvivenza. In basso Molise, dove gli stagni retrodunali di Campomarino rappresentano uno degli scrigni naturali più preziosi dell’Adriatico, la ricorrenza assume un significato ancora più urgente.
L’associazione Ambiente Basso Molise ha scelto di festeggiarla sabato 7 febbraio con un’escursione guidata all’interno della zona umida campomarinese: un’occasione per osservare da vicino un ambiente che ospita specie vegetali rare, avifauna migratoria, nidificazioni delicate e un equilibrio ecologico che altrove è già andato perduto. Qui, a due passi dal mare, l’acqua salmastra alimenta un mosaico di vita che resiste nonostante tutto.
Accanto alle attività naturalistiche, Abm lancia anche un concorso fotografico amatoriale dal titolo “Tra terra e mare”, riservato ai partecipanti alla visita. Un modo per trasformare l’osservazione in testimonianza, la bellezza in consapevolezza, l’esperienza in memoria collettiva.
Le zone umide sono tra gli ecosistemi più ricchi di biodiversità al mondo, ma anche tra i più minacciati. A Campomarino la pressione è costante: erosione costiera, alterazioni idrologiche, abbandono, indifferenza. I laghetti retrodunali, un tempo più estesi e vitali, oggi arretrano centimetro dopo centimetro, inghiottiti da un cambiamento climatico che qui non è un concetto astratto ma un fenomeno visibile a occhio nudo.
Eppure queste aree svolgono funzioni essenziali: mitigano gli effetti del clima, proteggono la costa, ospitano specie rare, offrono spazi di educazione ambientale e rappresentano un presidio naturale che nessuna opera artificiale potrà mai sostituire.
La zona umida di Campomarino sta scomparendo. Non lentamente: ora. E non in silenzio: lo sta facendo sotto gli occhi di tutti.
Per questo l’appello è diretto, senza giri di parole: il Comune di Campomarino intervenga subito. Servono misure di tutela, monitoraggi costanti, progetti di conservazione, azioni concrete per fermare l’erosione e proteggere ciò che resta. Non è un tema per ambientalisti di professione. È una questione di futuro, identità, sicurezza territoriale. È un dovere verso chi vive qui oggi e verso chi verrà domani. Proteggere le zone umide significa proteggere noi stessi.
EB



