martedì 10 Febbraio 2026
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Il Giorno del Ricordo diventa esperienza viva

SANTA CROCE DI MAGLIANO. Il Giorno del Ricordo diventa esperienza viva: gli studenti si immedesimano negli esuli istriani, fiumani e dalmati.
Il 10 febbraio, data in cui la Repubblica celebra il Giorno del Ricordo istituito con la Legge 92 del 30 marzo 2004, la memoria delle foibe e dell’esodo giuliano‑dalmata è entrata nelle aule della Scuola Secondaria di Primo Grado di Santa Croce di Magliano non come semplice ricorrenza, ma come esercizio di immedesimazione, ascolto e consapevolezza. Le classi Terza A e Terza B, guidate dalla docente Antonella Iantomasi, hanno partecipato a un laboratorio in modalità circle time che ha trasformato la storia in esperienza condivisa.
Al centro dell’aula, un baule. Un oggetto semplice, ma capace di evocare partenze improvvise, vite spezzate, radici strappate. L’insegnante ha chiesto ai ragazzi cosa avrebbero portato con sé se, da un momento all’altro, fossero stati costretti a lasciare la propria casa. Le risposte – affetti, ricordi, oggetti-simbolo, frammenti di quotidianità – hanno aperto un varco emotivo immediato: i ragazzi hanno percepito la fragilità di chi perde tutto, la paura dell’ignoto, la violenza dello sradicamento.
Da questa prima riflessione, il percorso è proseguito con la lettura delle storie di due figure emblematiche: Egea Haffner, la “bambina con la valigia”, e Norma Cossetto, giovane istriana torturata e uccisa nell’autunno del 1943. Due destini diversi, uniti dalla stessa tragedia collettiva. Attraverso le loro vicende, gli studenti hanno potuto collocare emozioni e intuizioni dentro un quadro storico più ampio, comprendendo cosa significò davvero essere esuli o cadere vittima della violenza politica e ideologica di quegli anni.
La discussione si è poi spostata sulle foibe: dalla loro natura geologica al loro utilizzo tra il 1943 e il 1945, fino al ruolo che hanno assunto nell’immaginario nazionale. Le fonti iconografiche hanno reso più immediata la percezione della drammaticità di quei giorni, della sorte degli infoibati, della necessità di preservare una memoria che per troppo tempo è rimasta ai margini del discorso pubblico.
Nel dibattito conclusivo, gli studenti hanno spontaneamente richiamato esempi più recenti di esilio, discriminazione, violenza gratuita. Hanno riconosciuto analogie, differenze, continuità. Hanno capito che la storia non è un archivio polveroso, ma una lente per leggere il presente e per non ripetere gli stessi errori.
L’augurio emerso dal laboratorio – e condiviso da docenti e ragazzi – è che la consapevolezza storica diventi un argine contro ogni forma di odio, pregiudizio e cancellazione dell’altro. Perché ricordare non è un atto rituale: è un impegno civile, un esercizio di responsabilità, un modo per restare umani.

EB