TERMOLI. Insediamento ufficiale, questa mattina al Cardarelli” di Campobasso, del Board regionale sulla chirurgia robotica: un passaggio che segna l’ingresso della sanità molisana nella fase in cui l’innovazione non è più promessa, ma deve diventare architettura organizzativa, capacità di attrarre pazienti, leva per invertire la mobilità passiva e restituire competitività al sistema pubblico. Attorno al tavolo, i vertici dell’Asrem, e i Direttori delle principali Unità Operative Complesse degli ospedali molisani, chiamati a definire criteri, regole e responsabilità di una tecnologia che può cambiare la storia clinica della regione solo se governata con rigore.
La direttrice amministrativa dell’Azienda, Grazia Matarante, ha confermato la chiusura dell’iter per l’addendum sulla libera professione, tassello decisivo per la cosiddetta “mobilità attiva”: l’accordo consentirà ai professionisti di operare anche fuori regione per attrarre flussi verso il Molise, replicando il modello già sperimentato con la “piastra” degli anestesisti a supporto dei presidi spoke. Matarante ha richiamato l’urgenza di una rete che accompagni la robotica non solo nella fase operatoria, ma anche nel post-intervento e nella gestione logistica dei medici che collaboreranno con la struttura.
Il direttore sanitario, Giovanni Giorgetta, ha registrato un cambio di clima: “Si respira un’aria diversa. La ripartenza non è affidata alle macchine, ma alla capacità di costruire un sistema integrato, regolamentato, competitivo su scala nazionale”. Un messaggio che fotografa la volontà di superare la stagione delle soluzioni isolate per approdare a un modello di governance stabile.
Ancora più netto il direttore generale, Giovanni Di Santo, che ha richiamato la necessità di una gestione stringente: “Tutto va governato. La robotica offre possibilità straordinarie, ma serve una verifica puntuale della tipologia di interventi, secondo criteri di economicità, efficacia ed efficienza”. Di Santo ha annunciato l’elaborazione di un regolamento specifico che disciplinerà l’accesso alle sale operatorie: il robot come bene comune, a disposizione di tutti i professionisti idonei, con percorsi chiari per i pazienti e posti letto dedicati. Centrale anche il coordinamento clinico, indispensabile per garantire un’integrazione fluida tra reparti e tecnologia.
La rotta è tracciata: alzare l’asticella della complessità chirurgica, puntare con decisione sull’oncologia, trasformare la robotica in un asset strategico per la sanità molisana. “È un gioco di squadra – ha ribadito Di Santo – e vogliamo confrontarci con le migliori esperienze nazionali, mettendo a valore le capacità organizzative e gestionali di una chirurgia che oggi può finalmente guardare avanti”
EB





