CAMPOMARINO. Un incontro partecipato, autentico, necessario. L’appuntamento promosso da Agorai, insieme al Centro di Salute Mentale, ha acceso a Campomarino un confronto vero sui temi della fragilità, dell’ascolto e della salute mentale, coinvolgendo istituzioni, associazioni e cittadini in un dialogo aperto e senza filtri. Un momento fortemente voluto e sentito soprattutto dalle istituzioni locali, con la presenza del sindaco Vincenzo Norante e dell’assessore alle politiche sociali Rossella Panarese, che hanno preso parte attiva agli interventi e alle testimonianze.
Non un convegno formale, ma uno spazio condiviso. Una piazza, nel senso più profondo del termine, dove le persone hanno potuto raccontarsi. Le voci che si sono alternate hanno messo al centro soprattutto i più giovani: bambini e ragazzi sempre più spesso isolati dal rapporto esclusivo con il telefono e i dispositivi digitali. È emerso con forza il tema dell’esempio degli adulti: l’educatore sprona, prova ad aprire strade, ma se il modello quotidiano è quello dell’isolamento davanti a uno schermo, il messaggio rischia di perdersi. Il binomio bambino–device, è stato detto, può diventare una barriera alla relazione.
Eppure fare comunità oggi non è semplice. Servono luoghi, tempi, sistemi di relazione. Serve uno spazio dove potersi esprimere senza paura e senza vergogna, perché il bisogno di essere ascoltati è forte, ma altrettanto forte è il timore del giudizio. Proprio per questo uno dei momenti più significativi è stato quando un ragazzo ha detto con serenità: “Io sono bullizzato”. Lo ha detto con calma perché si sentiva accolto, protetto, non giudicato. Segno che quando il contesto è giusto, la verità trova voce.
Più interventi hanno richiamato il valore del tempo donato e dell’ascolto autentico. Una signora ha raccontato di essersi fermata ad ascoltare una donna incontrata mentre faceva la spesa: mezz’ora del suo tempo che per l’altra persona ha rappresentato un gesto enorme, tanto da ringraziarla con commozione. Un episodio semplice che ha restituito il senso concreto di cosa significhi prendersi cura: dialogo, presenza, attenzione.
È stato ribadito che tempo, luogo ed emozioni sono elementi fondamentali per generare salute mentale. La possibilità di dire come ci si sente, cosa si prova, senza sentirsi “sbagliati” o diversi. Anche sapere che esistono associazioni e reti di supporto aiuta a non sentirsi soli nei momenti di difficoltà. Sul territorio, è emerso, esistono situazioni di forte marginalità, comprese quelle dei senza tetto, realtà che interrogano tutta la comunità.
Tra le testimonianze più toccanti quella di Emanuele, che ha raccontato la propria difficoltà nell’esprimere le emozioni fin da giovane. Una vita segnata da prese in giro e bullismo, persino in ambito scolastico, con la sensazione di doversi difendere sempre da solo. Il bisogno, allora come oggi, di un luogo dove poter essere semplicemente se stessi. Ha parlato di omertà emotiva, di silenzi, della mancanza di supporto percepita sia a scuola sia in famiglia, e dell’importanza della rete: anche una sola persona vicina, capace di accorgersi del problema, può fare la differenza.
Agorai è stato spiegato non come un singolo evento, ma come un processo: si apre uno spazio e la comunità si interroga su se stessa. Dentro questo percorso c’è anche una dimensione terapeutica, una “clinica della partecipazione”, dove la cura passa attraverso l’ascolto reciproco. La prima domanda da cui partire è semplice e potente: “Perché sono qui oggi?” Da qui prende avvio un cammino che può continuare nel tempo, con la proposta di rivedersi periodicamente insieme al CSM per dare continuità al confronto.
Il sindaco ha ringraziato il dottor Gentile per la presenza e ha richiamato l’attenzione sui più fragili, sottolineando come spesso si tenda a delegare a scuola, chiesa o altre agenzie educative responsabilità che nascono prima di tutto in famiglia. Ha evidenziato anche la crescente difficoltà di far prendere consapevolezza ai genitori dei comportamenti dei figli — o dei propri — e una certa distanza dalla realtà che talvolta si registra. Ha citato episodi recenti di bravate giovanili, osservando come non sempre seguano richiami educativi adeguati. Un ringraziamento è stato rivolto anche a don Guglielmo per l’ospitalità nel teatro della chiesa Santo Spirito.
L’assessore ha ringraziato partecipanti, associazioni e realtà coinvolte, ribadendo che il territorio sente il bisogno di avvicinarsi di più ai servizi del Centro di Salute Mentale e proponendo di portare l’esperienza Agorai anche dentro le scuole.
E proprio sulla scuola si è aperta una riflessione delicata. È vero che rappresenta un presidio educativo fondamentale, capace di fare rete, di intercettare segnali di disagio, di aiutare concretamente e anche di individuare precocemente alcune difficoltà nei bambini e nei ragazzi. Ma è altrettanto vero che, in certe dinamiche, può diventare — talvolta inconsapevolmente — anche il luogo dove il ragazzo si sente diverso ed escluso, soprattutto quando non riesce a stare al passo con i compagni. Per questo il dialogo tra scuola, famiglia, servizi e comunità resta decisivo.
Dall’incontro è emersa anche un’altra consapevolezza: l’angoscia esiste, il dolore pure — specialmente quando in famiglia si cresce un bambino con difficoltà — ma non deve spegnere il sorriso e la possibilità di condivisione. Occasioni come questa servono anche a far cadere le maschere, a restituire umanità alle fragilità. A ricordare che la cura, prima di tutto, nasce dall’ascolto.
Angelica Silvestri





