mercoledì 11 Febbraio 2026
Cerca

La memoria storica è il terreno vivo su cui la comunità misura la propria maturità civile

Foto Nicola Mastrogiuseppe

LARINO. A Larino la memoria non è un anniversario da attraversare in silenzio, ma un terreno vivo su cui la comunità misura la propria maturità civile. Lunedì 9 febbraio, nella Sala Freda del Palazzo Ducale, l’iniziativa “Viaggio al confine della memoria storica: Shoah e Foibe” ha trasformato un pomeriggio di riflessione in un vero esercizio collettivo di responsabilità, grazie alla sinergia tra Comune, scuole e associazioni. Una risposta compatta, che conferma come la città sappia riconoscere il valore dei momenti in cui la storia chiama a raccolta.
A condurre l’incontro è stata la consigliera comunale Graziella Vizzarri, che ha impostato da subito il tono: niente ritualità, niente memoria imbalsamata, ma un percorso che restituisce al ricordo la sua funzione più alta, quella di “funzionalità attiva”. L’Assessora alla Cultura Iolanda Giusti ha rilanciato la visione dell’amministrazione, sottolineando la necessità di una cultura della consapevolezza che non si limiti a commemorare, ma che sappia interrogare il presente.
Il cuore dell’evento è stato l’intervento della scrittrice e docente Simonetta Tassinari, figura di riferimento nel panorama culturale nazionale. Con la sua capacità di unire rigore e narrazione, Tassinari ha guidato la platea in un attraversamento dei “confini” della memoria, mostrando come Shoah e Foibe non siano soltanto ferite del Novecento, ma lenti attraverso cui leggere le tensioni, le derive e le responsabilità del nostro tempo. La sua relazione ha generato un ascolto denso, quasi sospeso, in una Sala Freda gremita e attenta, restituendo alla memoria la sua dimensione più autentica: quella che non consola, ma forma.
La forza dell’iniziativa è emersa nella coralità degli interventi. La docente Laura Lotto (istituto Magliano) ha portato la voce della scuola, primo presidio nella costruzione di cittadini consapevoli. Profonda e necessaria la testimonianza di Giuseppe Silvano, presidente dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, che con “Non è mai troppo tardi per raccontare una storia” ha trasformato la memoria familiare – quella di figlio di un soldato IMI – in patrimonio condiviso. A completare il quadro, gli interventi di Elena Marcelli (Fidapa), Giosuè Massimo Centra (Rotary Club) e Marilena Astolfo (Lions Club), che hanno confermato la vitalità di un associazionismo larinese capace di fare rete e di sostenere percorsi di conoscenza.
La dimensione artistica ha amplificato il messaggio: la mostra fotografica sulla Shoah curata dallo Studio BC Foto di Termoli e le letture intense di Gaetano Ricci, regista dell’associazione teatrale “InCerchio” APS, hanno dato corpo visivo ed emotivo a un tema che non può essere confinato alla sola parola.
L’incontro si è chiuso con una consapevolezza chiara: a Larino la memoria non è un esercizio formale, ma un ponte tra generazioni, un impegno che attraversa istituzioni, scuole e associazioni, e che diventa energia civile per costruire un futuro fondato sul rispetto e sulla responsabilità.

EB