TERMOLI. Questa mattina lo stabilimento Kuehne+Nagel si è fermato completamente. Nessuna produzione, nessun reparto operativo, nessuna esitazione: le lavoratrici e i lavoratori hanno incrociato le braccia per difendere ciò che dovrebbe essere intoccabile, il diritto al lavoro. Non chiedono privilegi, non cercano scorciatoie. Chiedono una cosa semplice e fondamentale: poter continuare a vivere del proprio lavoro, qui, nel territorio che hanno contribuito a far crescere. Una iniziativa assunta nel day after della convocazione in Regione, disertata dall’azienda.
L’adesione allo sciopero è stata totale, un dato che parla da solo e che non lascia spazio a interpretazioni. Dentro e fuori i cancelli si è vista una comunità compatta, consapevole che la chiusura dell’impianto non sarebbe solo una ferita industriale, ma un colpo diretto al tessuto sociale di Termoli e del basso Molise. Famiglie intere, generazioni di professionalità, una filiera che tiene insieme economia, dignità e futuro.
Fim e Uilm hanno ribadito che il silenzio non è più tollerabile. Le responsabilità istituzionali e aziendali devono emergere e devono rispondere. Perché qui non c’è un gruppo isolato di dipendenti, ma una città che difende se stessa. Termoli non molla, non arretra, non accetta di essere trattata come un punto marginale sulla mappa industriale nazionale.
Il messaggio è arrivato forte: chi ha il potere di decidere ascolti, perché il territorio ha già parlato. E non intende farsi ignorare.
EB

