venerdì 13 Febbraio 2026
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Molise senza banche: «Gli uffici postali diventano l’ultimo presidio»

CAMPOBASSO. Molise senza banche: gli uffici postali diventano l’ultimo presidio. La Slp‑Cisl: “Transizione da governare, non da subire”.
La desertificazione bancaria non è più una tendenza da osservare: in Molise è diventata una condizione strutturale, un vuoto che ridisegna geografie sociali, abitudini quotidiane e diritti di cittadinanza. I numeri parlano da soli: solo il 17% dei comuni molisani conserva una filiale bancaria, mentre l’83% è già privo di sportelli. Nella provincia di Isernia la fotografia è ancora più netta: 17 sportelli in tutto, concentrati in appena 5 comuni su 52. Una mappa che racconta un arretramento progressivo del sistema creditizio e un territorio lasciato senza i suoi presidi finanziari tradizionali.
In questo scenario, gli uffici postali diventano ciò che resta. Non per retorica, ma per evidenza: mentre nel 2025 sono scomparsi altri 514 sportelli bancari in Italia – 19.140 filiali contro 12.700 uffici postali – oggi 3.419 comuni italiani, il 43% del totale, non hanno più una banca. Oltre 11 milioni di cittadini, secondo Mediobanca, vivono senza accesso diretto al credito. Le aree più colpite sono il Sud e il Nord‑Est, ma il Molise è tra i territori dove l’impatto è più immediato e più profondo.
È in questo vuoto che Poste Italiane assume un ruolo nuovo, non scelto ma imposto dalla realtà: presidio finanziario di base, punto di accesso ai servizi essenziali, infrastruttura sociale che tiene insieme comunità sempre più fragili e sempre più distanti dai centri decisionali. A questa centralità si aggiunge il Progetto Polis, che trasforma gli uffici postali in sportelli della Pubblica Amministrazione: passaporti, certificati giudiziari, anagrafici, servizi digitali. Una rivoluzione che, in Molise, si innesta su un’utenza mediamente più anziana e meno digitalizzata, moltiplicando complessità operative e responsabilità.
Per Antonio D’Alessandro, segretario SLP‑CISL Molise, la questione non è più rivendicare ma governare la transizione: “Gli uffici postali stanno assorbendo funzioni che prima erano distribuite tra più soggetti. Il punto è capire quale modello organizzativo possa sostenere questo cambiamento senza sovraccaricare i lavoratori e senza impoverire i territori”. Il riferimento è al modello Hub & Spoke, pensato per una fase diversa del mercato e oggi messo alla prova da una domanda crescente di servizi finanziari di base e dalle nuove funzioni di Polis. “Servono presidi più vicini, più flessibili, più equilibrati. Non possiamo affrontare una trasformazione di questa portata con strumenti pensati per un’altra stagione”.
La desertificazione bancaria, osserva la SLP‑CISL, non è reversibile. Le banche non torneranno nei piccoli comuni, e il Molise – con la sua dispersione territoriale, la sua demografia fragile, la sua rete di servizi già ridotta all’osso – non può permettersi di subire passivamente un cambiamento che ridefinisce diritti e accessibilità. “Gli uffici postali saranno sempre più un punto di riferimento per i cittadini. La domanda è semplice: come garantire un modello sostenibile, capace di rispondere ai bisogni delle comunità senza scaricare il peso sui lavoratori?”.
È una sfida che riguarda tutti: azienda, istituzioni, sindacato, territori. Una sfida che il Molise non può ignorare, perché riguarda la sua tenuta sociale, la sua capacità di restare vivo, la sua possibilità di continuare a garantire servizi essenziali anche nei comuni più piccoli. In un’Italia che si ritira dalle periferie, gli uffici postali diventano l’ultimo presidio. Ma un presidio, per restare tale, ha bisogno di un modello, di risorse, di una visione condivisa. E di una transizione che sia governata, non subita.

EB