CAMPOBASSO. «Occupazione in Molise: un sistema fragile che chiede riforme vere, non annunci». E’ l’analisi della Uil Molise.
«Il quadro che emerge dai dati Istat e BesT 2025 non è un semplice segnale d’allarme: è la conferma di una fragilità strutturale che il Molise non può più permettersi di ignorare. La regione resta intrappolata in un mercato del lavoro discontinuo, povero di opportunità stabili, incapace di trattenere i giovani e lento nell’utilizzo delle risorse europee che dovrebbero rappresentare il motore della ripartenza. Mentre l’Italia registra un tasso di occupazione del 62,8% e un mercato sempre più frammentato — con quasi un lavoratore su cinque che nel 2022 ha ricoperto più di una posizione — il Molise si ferma al 62,1% nella fascia 20-64 anni, cinque punti sotto la media nazionale e con una qualità del lavoro nettamente inferiore: solo il 74,9% delle giornate nell’anno risulta retribuito, contro il 78,9% del Paese. La retribuzione media annua, 18.162 euro, è il simbolo di un sistema che offre meno giornate effettive e salari più bassi, con un divario di 5.468 euro rispetto alla media nazionale. Anche il territorio interno soffre in modo diseguale: Isernia sale al 66,2%, Campobasso scivola al 60,6%, segno di una regione che procede a velocità diverse e senza una strategia unitaria.
La frattura più profonda riguarda i giovani. Il tasso di occupazione 15-29 anni si ferma al 24,8%, quasi dieci punti sotto la media nazionale, mentre il tasso di mancata partecipazione al lavoro raggiunge il 37,7%: più di un terzo dei giovani molisani non cerca attivamente un’occupazione, spesso perché scoraggiato da un mercato che non offre prospettive. I NEET sono il 19% e il saldo migratorio dei laureati 25-39 anni è drammatico: -39,9 ogni mille residenti. Una fuga di competenze che svuota il territorio e indebolisce ogni possibilità di sviluppo endogeno. Senza un’inversione di rotta, il Molise rischia di diventare un’area di sola formazione e nessuna occupazione qualificata.
La condizione femminile conferma la natura strutturale del problema. La partecipazione delle donne al mercato del lavoro è frenata da una discontinuità cronica e da servizi insufficienti: i servizi per l’infanzia coprono appena il 15% della domanda, rendendo impossibile conciliare lavoro e famiglia. Raggiungere il 33% entro il 2027 non è un obiettivo opzionale: è la condizione minima per evitare che il lavoro femminile resti confinato nella precarietà o nell’inattività. Servono investimenti, ma anche incentivi alle imprese che assumono donne con contratti stabili e non con formule temporanee che alimentano la spirale della discontinuità.
Sul fronte dei Fondi europei, il Molise continua a muoversi con lentezza. Al 31 agosto 2025 la spesa FESR era quasi ferma; solo a fine anno, con circa 30 milioni pagati — appena il 10% della dotazione — la situazione ha mostrato un miglioramento, ma il rischio di perdere risorse resta concreto. Sul FSE+ il ritardo è ancora più evidente: mentre Campania e Puglia hanno attivato misure per giovani e formazione, il Molise fatica persino a pubblicare bandi. Un paradosso in una regione che proprio su giovani, competenze e innovazione dovrebbe concentrare ogni sforzo. La lentezza amministrativa non è più un dettaglio tecnico: è un fattore di impoverimento.
Per la Uil Molise la priorità è chiara: accelerare la spesa, semplificare le procedure, rafforzare gli uffici regionali e attivare immediatamente bandi per giovani e disoccupati. Servono incentivi all’assunzione stabile, sostegno all’autoimprenditorialità, percorsi formativi qualificati nei settori che possono davvero generare lavoro — agroalimentare avanzato, energie rinnovabili, turismo sostenibile, servizi alla persona. Sul fronte della precarietà, la UIL chiede vincoli stringenti all’uso dei contratti a termine nella Pubblica Amministrazione, la stabilizzazione delle posizioni oltre i 36 mesi e l’applicazione rigorosa dei contratti collettivi, perché la qualità del lavoro non può essere negoziata.
Il Molise non ha bisogno di slogan, ma di una strategia che tenga insieme lavoro, servizi, competenze e capacità amministrativa. La UIL continuerà a incalzare le istituzioni affinché questa regione non resti ai margini, ma torni a essere un territorio capace di trattenere i suoi giovani, valorizzare il lavoro e utilizzare fino all’ultimo euro disponibile per costruire sviluppo vero.
