STELLANTIS: Termoli e Atessa sotto i riflettori nel report FIM-CISL sul primo semestre 2025
ROMA. Alle ore 11.30. Presso la sede nazionale della FIM-CISL di Corso Trieste a Roma si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del report semestrale sulla produzione e sull’occupazione degli stabilimenti italiani del Gruppo Stellantis. L’incontro, coordinato dal segretario generale Ferdinando Uliano e dal responsabile nazionale del settore automotive Stefano Boschini, ha fornito un quadro dettagliato e preoccupante della situazione industriale del comparto auto in Italia.
Al centro del confronto, anche quest’anno, gli stabilimenti di Termoli e Atessa, due presidi fondamentali nel panorama produttivo del centro-sud e fulcro occupazionale per migliaia di lavoratori molisani e abruzzesi.
Produzione nazionale Stellantis: dal milione promesso alle 440 mila unità
I numeri parlano chiaro: il primo semestre 2025 registra un calo produttivo del 26% rispetto allo stesso periodo del 2024, che già era stato definito un anno critico. Guardando ai dati degli ultimi tre anni, la discesa appare ancora più evidente:
- 2023: 751.000 veicoli prodotti (tra auto e veicoli commerciali)
- 2024: 475.000 veicoli (-36,8%)
- 2025: proiezione di 440.000 veicoli, di cui 250.000 autovetture
Una perdita secca di oltre 300.000 unità in due anni, che rende sempre più lontano l’obiettivo del milione di veicoli entro il 2030 annunciato da Stellantis. I veicoli commerciali, che avevano finora sostenuto parte della produzione nazionale, fanno segnare un calo del 16,3%. Il calo è trasversale: nel 2024 Pomigliano rappresentava l’unica eccezione positiva, ma nel 2025 anche quello stabilimento ha invertito la tendenza, un segno chiaro di un problema sistemico.
I rilanci produttivi previsti nel corso dell’anno – come la 500 ibrida a Mirafiori o la piattaforma STLA Medium a Melfi – potranno avere impatto solo a partire dal 2026, secondo quanto comunicato dallo stesso gruppo in sede istituzionale.
Termoli: fine del Fire, stop alla Gigafactory, futuro sospeso
Lo stabilimento di Termoli vive una delle fasi più difficili della sua storia recente. La chiusura definitiva della linea del motore Fire, avvenuta a fine maggio 2025, ha comportato un colpo durissimo per la capacità produttiva del sito, senza alcuna nuova missione che ne colmasse il vuoto. La produzione è stata semplicemente delocalizzata altrove, generando forti tensioni sindacali e istituzionali.
Al momento restano attive soltanto alcune linee per motori benzina GSE, GME e V6, insufficienti però a garantire piena occupazione per i circa 2.000 lavoratori impiegati nel sito molisano. La promessa Gigafactory, che avrebbe dovuto segnare la svolta verso l’elettrificazione, si è di fatto arenata. Il progetto, gestito in collaborazione con il consorzio ACC, doveva partire entro il 2026. Tuttavia, nonostante le rassicurazioni iniziali, la decisione è stata sospesa fino a giugno 2025 e, alla data della conferenza stampa, nessuna comunicazione ufficiale è arrivata.
“La situazione di stallo è insostenibile,” ha denunciato Uliano. “Il gruppo deve dire chiaramente se intende investire a Termoli. Se il progetto ACC è superato, si trovi un’alternativa. Non si può lasciare lo stabilimento senza missione industriale.”
Nel frattempo, è attesa per il primo semestre 2026 la partenza della produzione del nuovo cambio DCT, ma si tratta di un’attività che impatterà solo su 250-300 unità lavorative, del tutto insufficiente a coprire la perdita generata dall’uscita del Fire.
La FIM-CISL ha chiesto con forza la convocazione di un tavolo urgente al MIMIT, al fine di ottenere chiarezza e garanzie su uno stabilimento che rappresenta un asse strategico per il basso Molise. A sollevare il tema durante la conferenza siamo stati noi, collegati da Termoli, che ha ricordato come il progetto della Gigafactory venga ormai dato “per morto” da mesi anche dagli stessi rappresentanti istituzionali locali.
Uliano ha rincarato:
“Se Stellantis può investire in Spagna con CATL, può farlo anche in Italia. Non siamo affezionati a una sigla, ma al destino industriale del sito. La sospensione attuale impedisce anche di programmare altro, ed è questo il vero problema.”
Atessa: lo stabilimento citato a sproposito, ma centrale nella strategia
Se Termoli vive un’assenza di direzione, Atessa ha dovuto affrontare un corto circuito mediatico. A fine giugno, un dirigente Stellantis ha pubblicamente indicato il sito abruzzese come possibile caso esemplare di chiusura, per sottolineare i rischi legati alle multe europee sulle emissioni e ai costi energetici.
“È stato un esempio sbagliato, grottesco,” ha dichiarato il segretario FIM-CISL. “Atessa è lo stabilimento che produce con i margini più alti in Italia, è leader europeo nei veicoli commerciali e ha appena ottenuto l’assegnazione di una nuova piattaforma elettrica per il 2027. Non ha senso evocarlo come sito a rischio.”
Nel primo semestre 2025, Atessa ha registrato una produzione di 97.980 unità, con un calo del 16,3% rispetto al 2024. Anche qui si è fatto ricorso alla cassa integrazione per un numero compreso tra 700 e 1.000 lavoratori, legata soprattutto a un calo di ordini nel segmento camper e veicoli speciali. Tuttavia, lo stabilimento ha appena stabilizzato 114 lavoratori dopo anni di precariato e ha avviato una campagna di uscite incentivate per i lavoratori prossimi alla pensione.
L’interruzione del terzo turno prevista per luglio e agosto viene considerata “fisiologica”, e non un segnale di ridimensionamento. Il futuro, al momento, appare più stabile rispetto ad altri siti del gruppo.
Un bacino produttivo integrato: Termoli e Atessa sotto la lente
I due stabilimenti, seppur diversi per missione industriale, condividono lo stesso bacino occupazionale, quello del basso Molise e della Val di Sangro. Centinaia di lavoratori molisani si recano ogni giorno ad Atessa, e ogni scossa su uno dei due stabilimenti ha ripercussioni dirette anche sull’altro. Per questo la FIM-CISL chiede al governo una strategia chiara, coerente e territoriale, che tenga conto di questa interdipendenza.
L’urgenza di scelte europee e industriali
Il rallentamento degli investimenti e la crisi dell’automotive italiano si inseriscono in una “tempesta perfetta” fatta di normative stringenti (sulle emissioni CO₂), consumatori che preferiscono ancora motorizzazioni ibride rispetto a quelle full electric, e una scarsa risposta dell’Europa, che ha finora stanziato solo 2,8 miliardi di euro a sostegno del settore. Per la FIM-CISL si tratta di una cifra del tutto insufficiente per gestire una transizione così radicale.
Il nuovo vertice Stellantis e la sfida del dialogo
Dopo mesi di tensioni culminate nello sciopero nazionale del 18 ottobre 2024, l’arrivo del nuovo amministratore delegato Antonio Filosa e della sua squadra – tutti con esperienza storica nel gruppo – viene accolto con cauto ottimismo dai sindacati. La FIM-CISL auspica una stagione di relazioni industriali più trasparenti e collaborative, nella quale ogni sito produttivo riceva una missione chiara e sostenibile.
“Non accetteremo chiusure o licenziamenti unilaterali,” ha ribadito Uliano. “Il gruppo sa bene che per noi la presenza industriale in Italia è una precondizione irrinunciabile. Siamo pronti a collaborare, ma servono azioni concrete, non annunci”.
Emanuele Bracone


