CAMPOBASSO. Nel Molise dove il carovita corre più veloce dei redditi e il potere d’acquisto evapora mese dopo mese, la Uil Pensionati alza la voce e chiede una svolta. «È tempo di una rivalutazione vera delle pensioni – afferma la Segretaria generale Tecla Boccardo – non di annunci, non di piccoli ritocchi, ma di scelte strutturali capaci di restituire dignità alle pensionate e ai pensionati».
Il meccanismo di perequazione previsto per l’anno in corso, con un adeguamento all’inflazione fermo all’1,4%, rischia infatti di trasformarsi nell’ennesimo palliativo: troppo poco per compensare l’aumento reale dei prezzi, soprattutto in una regione come il Molise dove salari bassi, precarietà e consumi compressi rendono ogni spesa un esercizio di resistenza. I dati diffusi dall’Inps parlano chiaro: il trattamento minimo salirà a 611,85 euro, appena 8,45 euro in più; pensione sociale e assegno sociale si fermeranno rispettivamente a 450,17 e 538,69 euro, con incrementi inferiori agli 8 euro mensili.
Una fotografia che non lascia spazio a interpretazioni. A preoccupare è anche la perequazione a scaglioni: piena fino a quattro volte il minimo, poi ridotta al 90% e infine al 75% per gli assegni più alti, con il risultato di penalizzare soprattutto le pensioni medie, quelle che già oggi faticano a tenere il passo con bollette, affitti e beni essenziali. «Così non va – insiste Boccardo – perché questo sistema non protegge davvero il potere d’acquisto. Le disuguaglianze aumentano e il peso dell’inflazione ricade ancora una volta sui pensionati». Per la UIL Pensionati Molise il nodo è strutturale e affonda le radici in un mercato del lavoro fragile, fatto di carriere discontinue e retribuzioni inferiori alla media europea: da qui derivano pensioni povere, incapaci di garantire una vecchiaia serena. A ciò si aggiunge un quadro fiscale che, nel confronto con il resto d’Europa, continua a penalizzare l’Italia: tassazione elevata, poche detrazioni, assenza di vere soglie di esenzione.
«Serve una riforma fiscale complessiva – ribadisce Boccardo – che combatta evasione ed elusione e rispetti il principio di progressività. Chi ha di più deve contribuire di più, alleggerendo finalmente il carico su lavoratori e pensionati». Intanto, nelle famiglie molisane, la realtà è dura: redditi che non crescono, spese sanitarie e alimentari che diventano insostenibili, pensionati che spesso rappresentano l’ultimo welfare per figli e nipoti ma che, sempre più spesso, non arrivano nemmeno a metà mese. «Non possiamo accontentarci di un contentino – conclude Boccardo – continueremo a batterci in ogni sede per una rivalutazione vera e per la dignità dei nostri iscritti».
EB
