TERMOLI. La vertenza GTM non è più un capitolo sindacale: è diventata il punto nevralgico della vita cittadina, il termometro di un immobilismo istituzionale che i lavoratori definiscono senza esitazioni “intollerabile”. Dopo il fermo di quattro ore del 9 gennaio, che aveva già incrinato la narrazione rassicurante dell’Amministrazione e mostrato la fragilità del sistema di trasporto urbano, la Uiltrasporti Molise rompe gli indugi e proclama uno sciopero di 24 ore per il 13 febbraio 2026. Una scelta che segna un salto di livello e che porta la mobilitazione nel suo momento più alto, coinvolgendo tutto il personale della società che gestisce il servizio cittadino.
A firmare la nuova giornata di protesta sono i coordinatori sindacali Stefano Marinelli e Nicola Scafa, che non usano perifrasi: «Siamo di fronte a un immobilismo che non è più tollerabile. Nessun segnale, nessuna apertura, nessuna risposta concreta né dall’Amministrazione comunale né dall’Azienda. Questa decisione è estrema, ma inevitabile». Parole che restituiscono il clima di esasperazione che attraversa autisti, personale viaggiante e addetti a terra, impegnati da mesi in una battaglia per ottenere un accordo integrativo e condizioni di lavoro finalmente dignitose, sul piano normativo e su quello salariale.
Il 9 gennaio aveva già mostrato ciò che molti fingevano di non vedere: un servizio pubblico che regge solo grazie alla professionalità di chi lo garantisce ogni giorno, e una comunità che comprende perfettamente che la qualità del trasporto urbano passa dalla tutela dei lavoratori. Ma da allora, nulla si è mosso. Nessun tavolo risolutivo, nessun impegno formale, nessuna convocazione utile. Le procedure di raffreddamento concluse senza esito in Prefettura lo scorso novembre restano lì, come un promemoria di ciò che non è stato fatto.
Il 13 febbraio, dunque, Termoli vivrà una giornata cruciale. Lo sciopero coinvolgerà l’intero personale GTM per 24 ore, con le sole fasce di garanzia previste dalla legge 146/90: 05.17–08.17 e 13.00–16.00 per il servizio urbano. Per il personale a terra, l’astensione coprirà l’intera giornata lavorativa. Una mobilitazione che non nasce per danneggiare i cittadini, ma per rompere un muro di indifferenza che — denunciano i sindacati — sta penalizzando non solo i dipendenti, ma l’intera comunità termolese.
«Siamo costretti a proseguire la mobilitazione per difendere i diritti dei lavoratori e la qualità del servizio ai cittadini. Senza condizioni per un dialogo produttivo, lo sciopero del 13 febbraio è la nostra risposta a uno stallo che danneggia tutti», affermano Marinelli e Scafa, lasciando però uno spiraglio: «Siamo pronti al confronto, ma solo davanti a impegni certi e soluzioni tangibili».
Il messaggio è inequivocabile: la vertenza GTM non è più un dossier interno all’azienda, ma un tema di interesse pubblico che chiama in causa la responsabilità politica e amministrativa della città. Dopo il 9 gennaio, il 13 febbraio diventa il nuovo snodo decisivo. E questa volta, davvero, il tempo delle attese è finito.
Emanuele Bracone

