GUGLIONESI. Le recenti dimissioni del sindaco di Guglionesi, Leo Antonacci dall’Unione dei Comuni sollevano questioni di trasparenza, responsabilità e rappresentanza per la cittadinanza di Guglionesi. A Tal proposito la segretaria del circolo Pd di Guglionesi, Annamaria Becci, interviene sulla questione.
«Il sindaco Antonacci si è dimesso dall’Unione dei Comuni. Una decisione che, per la sua rilevanza, avrebbe dovuto essere illustrata con chiarezza alla cittadinanza e agli organi amministrativi, a partire dal Consiglio comunale.
Non è un atto neutro: quando un Sindaco rinuncia a rappresentare il proprio Comune in un ente sovracomunale, non si tratta di un dettaglio amministrativo, ma di una sottrazione di rappresentanza, di voce, di peso politico.
Per una comunità, questo è sempre un danno, che diventa ancora più grave se non viene spiegato, se le motivazioni restano opache, se la trasparenza viene sostituita da silenzi e dichiarazioni elusive.
La domanda centrale è inevitabile: le dimissioni sono volontarie o determinate da una incompatibilità con la carica di Presidente di Finmolise?
Chiarirlo non è un’opzione: è un dovere istituzionale. I sindaci dei Comuni dell’Unione ne fanno parte di diritto, e Guglionesi si è negato il diritto–dovere di partecipare attraverso il proprio primo cittadino.
Due scenari, entrambi problematici:
Se le dimissioni sono volontarie, il Sindaco si è sottratto alle proprie responsabilità.
Se sono dovute a incompatibilità, dovrebbe rimuovere immediatamente la causa che lo rende incompatibile.
La rinuncia a rappresentare Guglionesi nell’Unione, e forse, prossimamente, anche in altri enti che superano i 15.000 abitanti, costituisce un fatto grave.
Se questa situazione dovesse perdurare, avremmo un sindaco dimidiato e un paese umiliato, privo di rappresentanza nei luoghi dove si assumono decisioni che incidono sulla vita della comunità.
Non aveva forse dichiarato di voler andare in Regione “per Guglionesi”? E ora rinuncia persino a partecipare all’Unione dei Comuni.
2. LE CRITICITÀ AMMINISTRATIVE: INDENNITÀ, VERIFICHE MANCATE E NORME DISATTESE
A questo si aggiunge un ulteriore profilo sollevato dalle minoranze: il divieto di cumulare l’indennità da Presidente di Finmolise (circa 40.000 euro annui) con quella di Sindaco (26.500 euro annui). Un divieto chiaro, ribadito dalla legge e dallo stesso Antonacci in campagna elettorale.
Eppure sorgono domande che non possono più essere eluse:
- Perché, pur in presenza della norma e dopo che la questione è stata formalmente sollevata, non è stata sospesa in autotutela l’indennità, in attesa di un chiarimento definitivo?
- Perché il dirigente responsabile non ha esercitato la propria autonomia gestionale, verificando la legittimità degli atti prima di disporne la liquidazione?
Queste omissioni non sono dettagli tecnici: sono segnali di una gestione opaca, talvolta in contrasto con principi fondamentali dell’amministrazione pubblica.
Le criticità non sono opinioni: sono in contrasto con norme elementari che regolano la vita amministrativa:
Art. 97 Costituzione: buon andamento, imparzialità, legalità, trasparenza.
Art. 107 TUEL: separazione tra politica e gestione.
Art. 6 d.lgs. 165/2001: ai dirigenti spetta verificare incompatibilità e legittimità degli atti.
Art. 13 d.lgs. 39/2013: le incompatibilità non sono solo formali, ma riguardano ogni situazione che comprometta imparzialità e buon andamento.
Norme che qualsiasi consigliere dovrebbe conoscere (ma che lo diciamo a fare!) e qualsiasi funzionario dovrebbe applicare (ma… il lupo perde il pelo, ma il vizio!). Da questo intreccio di omissioni emerge un quadro desolante: risposte che non arrivano, incompatibilità ignorate, funzioni obbligatorie eluse. I ruoli appaiono confusi, sovrapposti, indeboliti. Le verifiche non vengono effettuate, le indennità vengono liquidate senza istruttoria, le criticità non vengono segnalate. La responsabilità si accumula, oggettiva e reiterata, perché la legge non ammette zone d’ombra né sospensioni del dovere.
Ed è proprio qui che si rivela l’origine del clima torbido che avvolge questa vicenda: un conflitto di interessi — cumulo di cariche e cumulo di indennità — che può essere superato solo con le dimissioni da una delle due cariche. Da quel conflitto discende un uso distorto delle istituzioni per salvaguardare utilità personali e una prassi amministrativa piegata a esigenze che la legge non consente.
3. LE CONSEGUENZE POLITICHE: UN COMUNE INDEBOLITO E PROMESSE TRADITE
La vicenda delle dimissioni dall’Unione e del cumulo delle indennità ci consegna uno scenario di degrado e inefficienze (solo inefficienze?) che devono essere affrontati e superati se vogliamo riprendere in mano il destino della nostra comunità. Serve un taglio netto con chi ha consentito tutto questo.
E le promesse? Dov’è finita la solenne promessa di riaprire il Comune alla popolazione, fatta da chi aveva provocato la crisi amministrativa precedente e il commissariamento dell’ente?
A sei mesi dall’insediamento, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: opacità, chiusura, rinunce istituzionali e un evidente arretramento della rappresentanza del nostro Comune. In cambio, tante feste e sagre. Se questo è l’avvio, non c’è molto da sperare per il prosieguo.
In un clima da “dittatura della maggioranza”, che da noi si traduce in una dittatura della minoranza più forte, rappresentativa a malapena del 30% della popolazione, spetta alle minoranze, che rappresentano oltre il 60% dei cittadini, difendere le istituzioni, la trasparenza e il buon andamento dell’amministrazione comunale.
Noi, per parte nostra, continueremo a svolgere con onore il compito che gli elettori ci hanno affidato e la coscienza ci richiede».

