giovedì 15 Gennaio 2026
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Pd Guglionesi: «Dimissioni Antonacci volontarie o per incompatibilità con la carica di presidente FinMolise?»

GUGLIONESI. Le recenti dimissioni del sindaco di Guglionesi, Leo Antonacci dall’Unione dei Comuni sollevano questioni di trasparenza, responsabilità e rappresentanza per la cittadinanza di Guglionesi. A Tal proposito la segretaria del circolo Pd di Guglionesi, Annamaria Becci, interviene sulla questione.

«Il sindaco Antonacci si è dimesso dall’Unione dei Comuni. Una decisione che, per la sua rilevanza, avrebbe dovuto essere illustrata con chiarezza alla cittadinanza e agli organi amministrativi, a partire dal Consiglio comunale.
Non è un atto neutro: quando un Sindaco rinuncia a rappresentare il proprio Comune in un ente sovracomunale, non si tratta di un dettaglio amministrativo, ma di una sottrazione di rappresentanza, di voce, di peso politico.
Per una comunità, questo è sempre un danno, che diventa ancora più grave se non viene spiegato, se le motivazioni restano opache, se la trasparenza viene sostituita da silenzi e dichiarazioni elusive.
La domanda centrale è inevitabile: le dimissioni sono volontarie o determinate da una incompatibilità con la carica di Presidente di Finmolise?
Chiarirlo non è un’opzione: è un dovere istituzionale. I sindaci dei Comuni dell’Unione ne fanno parte di diritto, e Guglionesi si è negato il diritto–dovere di partecipare attraverso il proprio primo cittadino.
Due scenari, entrambi problematici:
Se le dimissioni sono volontarie, il Sindaco si è sottratto alle proprie responsabilità.
Se sono dovute a incompatibilità, dovrebbe rimuovere immediatamente la causa che lo rende incompatibile.

La rinuncia a rappresentare Guglionesi nell’Unione, e forse, prossimamente, anche in altri enti che superano i 15.000 abitanti, costituisce un fatto grave.
Se questa situazione dovesse perdurare, avremmo un sindaco dimidiato e un paese umiliato, privo di rappresentanza nei luoghi dove si assumono decisioni che incidono sulla vita della comunità.
Non aveva forse dichiarato di voler andare in Regione “per Guglionesi”? E ora rinuncia persino a partecipare all’Unione dei Comuni.

2. LE CRITICITÀ AMMINISTRATIVE: INDENNITÀ, VERIFICHE MANCATE E NORME DISATTESE
A questo si aggiunge un ulteriore profilo sollevato dalle minoranze: il divieto di cumulare l’indennità da Presidente di Finmolise (circa 40.000 euro annui) con quella di Sindaco (26.500 euro annui). Un divieto chiaro, ribadito dalla legge e dallo stesso Antonacci in campagna elettorale.
Eppure sorgono domande che non possono più essere eluse:

  1. Perché, pur in presenza della norma e dopo che la questione è stata formalmente sollevata, non è stata sospesa in autotutela l’indennità, in attesa di un chiarimento definitivo?
  2. Perché il dirigente responsabile non ha esercitato la propria autonomia gestionale, verificando la legittimità degli atti prima di disporne la liquidazione?

Queste omissioni non sono dettagli tecnici: sono segnali di una gestione opaca, talvolta in contrasto con principi fondamentali dell’amministrazione pubblica.
Le criticità non sono opinioni: sono in contrasto con norme elementari che regolano la vita amministrativa:
Art. 97 Costituzione: buon andamento, imparzialità, legalità, trasparenza.
Art. 107 TUEL: separazione tra politica e gestione.
Art. 6 d.lgs. 165/2001: ai dirigenti spetta verificare incompatibilità e legittimità degli atti.
Art. 13 d.lgs. 39/2013: le incompatibilità non sono solo formali, ma riguardano ogni situazione che comprometta imparzialità e buon andamento.

Norme che qualsiasi consigliere dovrebbe conoscere (ma che lo diciamo a fare!) e qualsiasi funzionario dovrebbe applicare (ma… il lupo perde il pelo, ma il vizio!). Da questo intreccio di omissioni emerge un quadro desolante: risposte che non arrivano, incompatibilità ignorate, funzioni obbligatorie eluse. I ruoli appaiono confusi, sovrapposti, indeboliti. Le verifiche non vengono effettuate, le indennità vengono liquidate senza istruttoria, le criticità non vengono segnalate. La responsabilità si accumula, oggettiva e reiterata, perché la legge non ammette zone d’ombra né sospensioni del dovere.

Ed è proprio qui che si rivela l’origine del clima torbido che avvolge questa vicenda: un conflitto di interessi — cumulo di cariche e cumulo di indennità — che può essere superato solo con le dimissioni da una delle due cariche. Da quel conflitto discende un uso distorto delle istituzioni per salvaguardare utilità personali e una prassi amministrativa piegata a esigenze che la legge non consente.

3. LE CONSEGUENZE POLITICHE: UN COMUNE INDEBOLITO E PROMESSE TRADITE
La vicenda delle dimissioni dall’Unione e del cumulo delle indennità ci consegna uno scenario di degrado e inefficienze (solo inefficienze?) che devono essere affrontati e superati se vogliamo riprendere in mano il destino della nostra comunità. Serve un taglio netto con chi ha consentito tutto questo.
E le promesse? Dov’è finita la solenne promessa di riaprire il Comune alla popolazione, fatta da chi aveva provocato la crisi amministrativa precedente e il commissariamento dell’ente?
A sei mesi dall’insediamento, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: opacità, chiusura, rinunce istituzionali e un evidente arretramento della rappresentanza del nostro Comune. In cambio, tante feste e sagre. Se questo è l’avvio, non c’è molto da sperare per il prosieguo.
In un clima da “dittatura della maggioranza”, che da noi si traduce in una dittatura della minoranza più forte, rappresentativa a malapena del 30% della popolazione, spetta alle minoranze, che rappresentano oltre il 60% dei cittadini, difendere le istituzioni, la trasparenza e il buon andamento dell’amministrazione comunale.
Noi, per parte nostra, continueremo a svolgere con onore il compito che gli elettori ci hanno affidato e la coscienza ci richiede».