mercoledì 11 Febbraio 2026
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Sallustio entra in Buone Imprese: mezzo secolo di storia aziendale che diventa scelta di campo

TERMOLI. L’azienda Sallustio entra in Buone Imprese: mezzo secolo di storia aziendale che diventa scelta di campo.

C’è un momento, nella vita di un’azienda, in cui la crescita non si misura più soltanto nei numeri, ma nella direzione che si decide di prendere. È in questo passaggio che si colloca l’adesione di Sallustio al progetto Buone Imprese, una scelta che affonda le radici in una storia lunga quasi cinquant’anni e che guarda, con consapevolezza, al futuro del territorio, del lavoro e delle relazioni economiche.

Fondata nel 1979, l’azienda nasce dall’intuizione e dal lavoro del padre dell’attuale management, in un Molise che allora viveva una fase di trasformazione industriale e produttiva. Da allora Sallustio ha attraversato epoche diverse, mutamenti di mercato, crisi e rilanci, mantenendo però un tratto costante: il legame profondo con il territorio e con le persone che lo abitano. Non è un dettaglio secondario, ma l’asse portante di un’identità imprenditoriale che oggi trova naturale collocazione all’interno di Buone Imprese.

L’ingresso in Buone Imprese rappresenta la sintesi di una riflessione maturata nel tempo: la necessità di fare rete, condividere strategie, restituire valore al contesto sociale in cui l’impresa opera.

Sallustio oggi è un’azienda che si avvicina al traguardo dei cinquant’anni di attività, un risultato che, nel panorama economico contemporaneo, assume un significato particolare. La longevità d’impresa non è mai casuale: è il frutto di adattamento, responsabilità, capacità di leggere i cambiamenti senza snaturarsi.

Ed è proprio questo patrimonio che l’azienda decide di mettere in circolo entrando in Buone Imprese. Un progetto che punta a costruire alleanze tra realtà produttive, superando l’isolamento competitivo e promuovendo una visione dell’economia come fatto collettivo. Territorio, sociale, condivisione, unione: parole che nel dibattito pubblico spesso rischiano di diventare slogan, ma che qui trovano una traduzione concreta.

L’adesione arriva inoltre in una fase simbolicamente rilevante. Sallustio si prepara a celebrare il mezzo secolo di vita e sceglie di farlo non chiudendosi nella celebrazione del passato, ma aprendosi a una prospettiva di rete. Un segnale chiaro: l’esperienza accumulata non è un punto di arrivo, ma una base da cui ripartire, mettendosi in dialogo con altre imprese che condividono valori simili.

Il valore dell’operazione va quindi letto anche in chiave territoriale. In una regione come il Molise, dove la tenuta del sistema produttivo passa spesso attraverso imprese storiche e familiari, la scelta di fare rete assume una valenza strategica. Significa contrastare la frammentazione, rafforzare la capacità di incidere, creare modelli alternativi a un’economia mordi e fuggi.

Sallustio porta in Buone Imprese non solo la propria storia, ma una visione: quella di un’impresa che non si limita a produrre, ma che riconosce il proprio ruolo sociale. Un’impresa che considera il lavoro come relazione, il territorio come risorsa da custodire, la condivisione come leva di sviluppo.

In un tempo segnato da incertezza e trasformazioni profonde, l’adesione di Sallustio a Buone Imprese racconta una scelta di campo netta. Non neutralità, ma partecipazione. Non solitudine, ma unione. È il segno che anche dopo cinquant’anni si può continuare a innovare, partendo da ciò che conta davvero: le persone, le radici, il futuro comune.