mercoledì 11 Febbraio 2026
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Il volo amaro di un ragazzo: quando il sogno si spezza nel silenzio

SAN GIACOMO DEGLI SCHIAVONI. Ieri un aereo della Tunisair è decollato da Roma diretto a Tunisi. Nella stiva, una bara. Dentro, il corpo senza vita di un ragazzo di appena 26 anni, nato nel 1999, che aveva scelto San Giacomo degli Schiavoni come approdo fragile ma possibile per costruirsi un futuro.

A ricordarlo, l’associazione Salam Aps, mentre la Procura di Larino completa gli accertamenti tecnici — tra cui l’analisi di una corda posta sotto sequestro — «Emerge un quadro di solitudine che non può lasciarci indifferenti.

A San Giacomo non si è sentito nulla. La vita del paese ha continuato a scorrere come sempre, ignara del dramma che si consumava in un’abitazione di via Vitale. Lui viveva di lavori saltuari, una precarietà che non garantiva stabilità e che trasformava ogni giorno in una battaglia silenziosa per tenere in vita il “sogno europeo”. Quel divario tra ciò che aveva immaginato alla partenza e ciò che ha trovato tra Termoli e San Giacomo è diventato un peso troppo grande da sostenere. La scoperta è avvenuta quando lo zio materno, rientrando dal lavoro, si è trovato davanti al corpo senza vita del nipote. Una notizia che ha scosso e ferito profondamente solo i suoi connazionali, gli unici che lo conoscevano davvero e che sapevano quanto lo consumasse lo stress di una vita che non riusciva a stabilizzarsi.

Questo pezzo vuole parlare direttamente ai tanti giovani — tunisini, italiani, stranieri — che vivono di lavoretti, di contratti brevi, di attese infinite. La vostra vita vale infinitamente più di un contratto, di una busta paga, di un permesso di soggiorno, di un risultato che non arriva.

Il fallimento non è una colpa. Se il lavoro è poco, se non è quello che speravate, se la precarietà vi logora, non vergognatevi. Non siete voi il problema: è un sistema che spesso non offre appigli, non ascolta, non vede.

Chiedete aiuto. Non restate soli. Il silenzio è una prigione che si stringe piano, senza fare rumore. Se vi sentite schiacciati dalla tristezza, dalla paura di non farcela, dallo stress economico, parlate con qualcuno prima che il buio diventi troppo fitto.

Bussate alle porte. Esistono associazioni, centri d’ascolto, comunità, persone pronte a tendere una mano. Non abbiate timore di mostrare la vostra fragilità: chiedere aiuto è un atto di coraggio, non di debolezza.

Quel volo per Tunisi partito ieri è il simbolo di una speranza che si è infranta nel silenzio. Non permettiamo che altri ragazzi si sentano così invisibili da credere che non esista un’altra via. Se sei un giovane in difficoltà, se la precarietà ti fa sentire perso, fermati. Parla con un amico, con un connazionale, con un vicino, con le autorità locali. C’è sempre una mano pronta ad afferrarti».

L’associazione Salam Aps ricorda il giovane morto a San Giacomo e invita la comunità a non voltarsi dall’altra parte. Nessuno deve sentirsi solo al punto da non vedere più un domani.

EB