TERMOLI. L’Ambito Sociale Territoriale del Basso Molise ha aperto ieri, in sala consiliare, un confronto che segna un cambio di passo: un tavolo dedicato agli adolescenti, convocato dopo mesi in cui il territorio è stato attraversato da episodi traumatici e da una crescente inquietudine sociale.
A presiedere l’incontro il coordinatore‑dirigente Antonio Russo, che ha scelto di partire dai numeri del Dipartimento di Giustizia minorile: nel passaggio 2023‑2024 i reati a danno dei minori in Molise crescono del 28%, contro un +4% nazionale, mentre i minorenni e giovani adulti segnalati all’autorità giudiziaria calano del 12%, a fronte di un +13% italiano.
Una forbice che racconta un territorio dove diminuiscono gli autori e aumentano le vittime, e che ha immediatamente orientato la discussione. «Presumo che siano reati a danno dei minori», si è osservato durante la lettura dei dati, «anche se potrebbero essere anche reati tra pari». Ma il punto non è solo statistico: è la percezione di comunità piccole e coese, come Santa Croce di Magliano, scosse da episodi che hanno agito come “piccoli terremoti”, capaci di incrinare equilibri educativi già fragili. Da qui il passaggio al nodo famiglia‑adolescenza, richiamato più volte dagli psicologi presenti: «L’adolescenza è un momento in cui ci si scinde dalla famiglia, ma si resta ancora profondamente legati».
Nel progetto “Destinazione” una linea specifica è dedicata alla genitorialità, considerata asse strategico per rafforzare la capacità educativa del territorio. «Quando parliamo di adolescenti, parliamo inevitabilmente di famiglie», ha ricordato un’operatrice, sottolineando come ogni fragilità giovanile sia intrecciata a un contesto adulto che va sostenuto e accompagnato.
E mentre la percezione pubblica continua a evocare il fenomeno delle “baby gang”, i dati mostrano una diminuzione dei reati commessi dai minori: un calo che non attenua la gravità dei fatti accaduti né l’impatto sociale che anche un singolo episodio può generare, così come avviene per la violenza contro le donne, fenomeni che non esplodono numericamente ma restano devastanti. Dopo l’introduzione, il tavolo ha aperto la fase di ascolto: psicologi, dirigenti scolastici, operatori sociali, associazioni e gruppi territoriali hanno portato contributi diretti, in un clima operativo e non rituale. L’obiettivo dichiarato da Russo è stato netto: «Capire il percepito, raccogliere proposte, sistematizzare i contributi e costruire un percorso stabile».
L’Ats ha infatti annunciato la volontà di trasformare questo primo incontro in un tavolo permanente, con cadenza periodica e una programmazione pluriennale. «Il lavoro sugli adolescenti deve diventare un fatto educativo territoriale», ha ribadito Russo, indicando una direzione che supera la logica dell’emergenza e punta alla costruzione di una rete stabile, capace di prevenire, accompagnare e sostenere.
Le priorità individuate: leggere i bisogni emergenti, definire le urgenze, progettare azioni mirate, fissare obiettivi misurabili e condivisi. Il tavolo si è chiuso con un impegno concreto: rivedersi dopo la sistematizzazione dei contributi per avviare una programmazione strutturata che metta al centro gli adolescenti del Basso Molise e le comunità che li circondano. Perché la fragilità adolescenziale, come è stato ricordato più volte, non è un fenomeno isolato: è un indicatore della salute complessiva di un territorio. E il Basso Molise, dopo gli scossoni degli ultimi mesi, ha scelto di affrontarlo insieme.
EB
