TERMOLI. A proposito di Lettere al Direttore, quella del signor Giuliano Pecorella, pubblicata su questo su ‘Termolionline’ sabato 12 marzo, è rivolta a chi scrive. Lo stesso mentre ringrazia e ne ‘apprezza’ la ‘produzione’, in particolare “La Battaglia di Termoli”, al tempo stesso riferendosi all’ articolo sul ‘Trattato del 1225 tra Fermo e Termoli” lascia intendere che lo avrebbe presentato come ‘recentissima scoperta’ e per di più “inedita”.
Aggiunge anche “un appunto” allorché precisa che il ‘Trattato’ era già noto per averlo ‘riportato’ (grazie alla traduzione di Angelo Pasqualini dal latino medievale) Giovanni De Fanis nel suo “Paranze e Battelli” del 2003.
Lo scrivente si vede indotto a precisare che dei riferimenti al ‘Trattato …’ sono presenti per la prima volta nel 2009 nel libro “Termoli-Storia di una città” scritto da C. Felice-A. Pasqualini-S. Sorella (pag. 313: … ‘l’enumerazione delle merci delle merci scambiate … testimonianza dello sviluppo termolese nel periodo svevo23’).
Una novità che suscitando curiosità mi ha spinto a chiedere all’Archivio di Stato di Fermo copia del Documento così diviso: 1225, giugno 24, Fermo: pagg. 110-114 ///1225, dicembre 2, Fermo, pagg. 115-117. Si tratta di ‘Patti’ scritti in una Lingua complessa (latino tardo medievale e volgare) mai tradotti, fatta eccezione per qualche breve periodo come quello citato.
Dalla sua lettura e rilettura ho dedotto quanto riportato nell’allegata pagina 53 della mia “Storia di Termoli” del 2016 mentre il recentissimo articolo l’ho integrato avendo in mano la Relazione del prof. Francesco Pirani la quale precede il Documento e ne descrive il contenuto (Fonti per la Storia Fermana -IV- Wolfgang Hagemann … Fermo 2011).
In mancanza di traduzioni la comprensione del ‘Trattato’ è data proprio dal prof. Pirani: la sua stesura è dovuta o alla perdita (o furto) di merci subìta da due mercanti di Termoli, per un valore superiore alle 100 ‘once’, i cui legni si trovavano in una rada nel tratto di mare fermano. “Per il risarcimento i danneggiati si erano rivolti”, secondo i regolamenti del tempo, al comune di Termoli che decise di applicare nei confronti delle imbarcazioni fermane la confisca dei beni sbarcati per un valore triplo rispetto al danno subìto dai due termolesi.
Ne seguì la rappresaglia da parte di Fermo e il reciproco danno sarebbe durato a lungo se i due Comuni non avessero deciso di stipulare un patto nel quale inserirono le seguenti misure e disposizioni: -i danneggiati, termolesi e fermani, sarebbero stati indennizzati con una imposta sulle merci sbarcate nei rispettivi porti; -la responsabilità, e quindi il risarcimento, andava attribuita alla persona che arrecava un danno (e non alla Città); -un creditore doveva rifarsi direttamente nei confronti del debitore, fosse esso di Termoli o di Fermo. E per chiudere, a parte il variare dell’imposta applicata sulle merci se trasportate via mare o via terra, si sottolinea l’intensità del traffico “marittimo proveniente da Termoli nei due porti di Grottammare e Porto San Giorgio ed a Fermo stesso”.
Per Termoli il ‘Trattato’ venne firmato dal ‘camerarius’, da alcuni giudici e da uomini perbene tra i quali un analfabeta (con un segno di croce).
Un articolo questo che vuole essere una precisazione ma anche l’occasione per far meglio conoscere, ovviamente a quanti lo ignorano o ne hanno letto soltanto qualche rigo e comunque se interessati, un “Trattato del 1225 tra Termoli e Fermo”.
