Concessioni demaniali, Tar Lecce rimescola le carte e rimette la palla alla Corte di giustizia europea

Tira e molla ven 13 maggio 2022
Attualità di La Redazione
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La costa termolese ©TermoliOnLine
La costa termolese ©TermoliOnLine

TERMOLI. Giustizia amministrativa che smentisce sé stessa? Chissà, sta di fatto che l’ordinanza emessa ieri dal Tar Lecce ha sconvolto il panorama del mondo balneare. Esprime grande soddisfazione Mauro Della Valle, presidente della Federazione imprese demaniali: «Questa ordinanza dà speranza ai concessionari. Dopo le sentenze del Consiglio di Stato, poco condivisibili sotto più aspetti, la partita sembrava chiusa. Ora c’è ancora speranza per i balneari, che avranno la possibilità di far valere le proprie ragioni innanzi alla Corte di giustizia europea».

Così invece l’avvocato Bartolo Ravenna, che ha difeso alcuni concessionari balneari di Ginosa nel ricorso contro l’Antitrust: «C’è voluto un tribunale per coinvolgere l’Europa. Lo dico da sempre: questa rimane la strada maestra, con la speranza che ora la politica si dia una mossa avviando una trattativa rapida, seria e concreta con l’Europa, evitando ulteriori soluzioni pasticciate e restituendo certezza a un comparto vitale per l’economia italiana ma, soprattutto, dignità e credibilità a un paese che merita considerazione al pari di altre nazioni europee».

Infine, questo il commento degli avvocati Isabella Loiodice e Nicolò Maellaro, anch’essi difensori di alcuni concessionari ricorrenti: «Come richiesto dalla difesa, la Corte Ue dovrà ora sciogliere, fra gli altri, i dubbi circa la stessa validità stessa della direttiva Bolkestein (per non essere stata adottata all’unanimità come invece richiesto per l’approvazione di tutte le direttive di armonizzazione) e dovrà confermare oppure smentire la lettura che il Consiglio di Stato ha dato dell’interesse transfrontaliero certo, ritenendolo rilevante su scala nazionale e non invece su valutazioni fatte caso per caso. Fra i quesiti posti alla Corte lussemburghese dal giudice italiano figura anche la compatibilità dell’articolo 49 del Codice della navigazione con la tutela di diritti fondamentali come il diritto di proprietà, riconosciuti come meritevoli di tutela privilegiata nell’ordinamento dell’Unione europea e nella Carta dei diritti fondamentali. Particolare attenzione merita poi il profilo tanto caro alla giurisprudenza del Tar Lecce relativo all’autoesecutività della direttiva (se sia immediatamente applicabile nel nostro ordinamento oppure no) e se spetti soltanto al giudice nazionale ovvero al singolo funzionario comunale disapplicare una norma italiana ritenuta in contrasto con il diritto unionale».

Le testimonianze sono riportate dal portale specializzato Mondobalneare.com. Ma cosa è successo? Sempre richiamando la notizia battuta da Mondobalneare.com, «Il Tar di Lecce ha rinviato alla Corte Ue la decisione in merito al ricorso presentato da alcuni operatori balneari contro l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che si era opposta all’estensione delle concessioni demaniali marittime al 2033. I nove quesiti che il tribunale amministrativo ha sottoposto alla Corte di Strasburgo sono molto articolati e mettono in dubbio la validità stessa della direttiva europea Bolkestein, che i balneari italiani contestano da più di dieci anni, oltre a criticare le argomentazioni con cui l’adunanza plenaria del Consiglio di Stato ha cancellato la proroga al 2033 e la compatibilità dell’articolo 49 del Codice della navigazione sull’incameramento dei beni alla scadenza del titolo.

La Corte di Strasburgo si era già espressa sulla materia nel 2016 con la sentenza “Promoimpresa” che riguardava solo la proroga al 2020, dichiarando illegittimo il meccanismo dei prolungamenti automatici sulle concessioni balneari. Questa volta, invece, la Cgue dovrà rispondere a dei quesiti ancora più puntuali e approfonditi, che minano le basi della famigerata direttiva e della sua applicazione in Italia, alla luce della particolare situazione esistente nel nostro paese per la gestione delle spiagge».

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