Le cooperative di comunità, un'opportunità per arginare il calo demografico

L'osservatorio gio 23 giugno 2022
Attualità di Claudio de Luca
3min
Le cooperative di comunità ©https://pugliasociale.regione.puglia.it/
Le cooperative di comunità ©https://pugliasociale.regione.puglia.it/

MONTEMITRO. A Montemitro, uno dei tanti borghi molisani, di poco più di 300 abitanti, si parla la lingua slava. Qui, tempo addietro, una cooperativa locale fece rinascere il bar del paese, un classico luogo di socialità rimasto chiuso per oltre un anno per quel male che sta desertificando l'intero retroterra molisano e - con esso - il suo livello sociale ed economico. Il fenomeno è noto: i servizi essenziali (persino quelli più importanti di un semplice locale di somministrazione di alimenti e di bevande) 'evaporano' quando i giovani siano costretti a fuggire via per cercare fortuna altrove. I pochi che restano parcellizzano le poche opportunità di lavoro, assistono stancamente all'invecchiamento della popolazione ed alla perdita culturale del borgo, con la certificazione - anno dopo anno - dei severi dati degli indicatori demografici. 

È così che si origina quella catastrofe locale che cancella il futuro degli agglomerati minimi e che non sembra trovare soluzione (almeno non con le mani della politica e delle istituzioni locali). È così che 'nascono' le cooperative di comunità, provando a sostituirsi a così ben pagati rappresentanti nel tentativo di arginare un processo andato già troppo in là persino in quelle aree che, un tempo, erano state un fiore all'occhiello. È così che la disperazione fa nascere progetti messi in piedi da modeste cooperative di comunità a cui aderiscono cittadini, piccoli imprenditori, abili commercianti, associazioni ed organismi pubblici nell'intento di proiettare nel futuro l'esistenza di un borgo per trasformare quella comunità in un luogo migliore, o almeno accogliente. C'è chi si attrezza ad offrire casa, chi predispone assistenza sanitaria (anche domiciliare), chi fornisce servizi (quali le pulizie, la ristorazione e le attività per il tempo libero): nella sostanza si compongono pacchetti completi per la cura della persona al fine di sostituire una sorta di casa di riposo diffusa. 

Spesso la 'materia' c'è, almeno quando sia possibile acquisire case vuote nel paese, ristrutturandole sulla base di canoni di ecosostenibilità. Riadattate a spese della cooperativa, questi 'cubicula' vengono dotati di tutti i 'comfort'. I proprietari che li hanno ceduti sono tutti soci ed otterranno un canone d'affitto non appena il bene andrà a reddito, ovvero quando il progetto decollerà. Ma prima ci sono da attivare diversi servizi, non ultimo una struttura sanitaria che faccia da tratto d'unione tra l'utente e l'ospedale più vicino (che, nel Molise, è sempre quello più lontano). Se poi, un paese (come nel caso di Montemitro) possa godere per buona parte dell'anno di un bel clima ed avere il mare a poca distanza, tanto meglio, soprattutto quando cominci ad intravedersi un futuro in cui la comunità inizii a prosperare grazie ad una sorta di economia "dell'età d'argento". Attratti da queste piccole novità, altri anziani verranno a vivere, chiederanno la residenza, investiranno la pensione pagando i vari servizi che il territorio ha messo a disposizione. In definitiva l'obiettivo ha sempre un risvolto economico: i piccoli centri non muoiono se si profili uno stipendio per i giovani. Insomma le piccole comunità, depositarie di cultura, di saperi, di tradizioni e di conoscenze, sono un bene comune da difendere. Ma basteranno progetti anche piccoli ad arrestare la forza centrifuga che estromette capitale umano e tradizioni millenarie? 

Le cooperative di comunità nascono proprio per questo. Se siano vere cooperative, di quelle che abbiano soci versanti, sicuri di recuperare i servizi perduti o di crearne di nuovi, funzionano egregiamente quando ci si creda. Se, in un luogo, nasca una produzione di pane e dolci, in un altro si pensi alla gestione delle foreste e al recupero di attività artigianali, in un ultimo si crei un asilo-nido di comunità, tutto può migliorare, crescendo ancora di più se vi sia una classe politica che non resti ferma a guardare e mediti sul Pnrr, applicandone i benefici ai piccoli borghi. Una cosa deve essere chiara: le cooperative di comunità devono funzionare anche nei numeri ed i servizi attivati si devono reggere su bisogni reali, tipo le produzioni agroalimentari da recuperare per arrestare la perdita di conoscenza e delle tradizioni, la possibilità di accoglienza e la valorizzazione di attività socio rieducative. Tali progetti saranno visti come un'opportunità per arginare il calo demografico.

Claudio de Luca

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