Armi e droga sono i "reati-spia" delle infiltrazioni malavitose in Molise

La relazione sab 22 gennaio 2022
Cronaca di La Redazione
18min
Armi e droga i reati spia delle infiltrazioni malavitose in Molise ©Termolionline
Armi e droga i reati spia delle infiltrazioni malavitose in Molise ©Termolionline

CAMPOBASSO. «Dalle relazione della Dda, da quelle dei procuratori del Distretto e dalle puntuali analisi delle forze dell'ordine emerge l'univoco convincimento di come il Molise sia da considerarsi fortemente esposto al pericolo di infiltrazioni di clan campani e pugliesi».

È quanto ha affermato il procuratore generale presso la Corte d'Appello di Campobasso, Mario Pinelli, durante la cerimonia di inaugurazione dell'Anno Giudiziario nel distretto del Molise, cerimonia che si è tenuta questa mattina al Palazzo di Giustizia di Campobasso.

"Sintomatici in tal senso - ha proseguito Pinelli - sono da considerarsi i cosiddetti reati 'spia', innanzi tutto quelli in materia di stupefacenti, ma anche quelli in materia di armi, prestandosi il defilato Molise come territorio per un sicuro deposito. Ci sono poi i reati in materia di stoccaggio dei rifiuti, questo perché sui territori campani e pugliesi si sta ormai determinando una oggettiva saturazione dei siti per l'occultamento e l'accumulo da parte delle cosiddette ecomafie – riferisce l’Ansa Molise – a questo va aggiunto lo stazionamento sul territorio molisano di diversi ex collaboratori di giustizia per diversi dei quali non parrebbero adeguatamente comprovate le avvenute rescissioni dei legami con le cellule delinquenziali di provenienza. Gli antidoti si possono individuare sempre nei medesimi e cioè in quelli non solo imperniati sull'incessante monitoraggio dei fenomeni, ma soprattutto delle movimentazioni finanziarie e delle variazioni societarie. Bisogna assicurare tre convinzioni irrinunciabili che sono una pubblica amministrazione efficiente, il lavoro e una adeguata istruzione scolastica per tutti».

Pubblichiamo uno stralcio dell’intervento:

«II dato relativo al numero dei magistrati togati non ha subito variazioni nel periodo considerato e non si registrano vuoti in organico nelle Procure del Distretto. Si è, invece, verificata una scopertura di due unità presso la Procura di Campobasso in riferimento alla pianta organica dei vice procuratori onorari: magistratura onoraria cui si intende rinnovare, in questa sede, il sincero ringraziamento per il prezioso apporto costantemente fornito nel fronteggiare con grande professionalità i numerosi impegni istituzionali.

In relazione alla Procura di Larino, poi, non può che tornarsi a ribadire l'assoluta inadeguatezza dell'esiguo numero di due sostituti attualmente previsti. Sul punto, d'altro canto, si è già evidenziato in occasione delle precedenti inaugurazioni dell'anno giudiziario, come la posizione geografica di quell'Ufficio inquirente, collocato in zona di passaggio obbligato tra la Puglia e le regioni a nord, sia tale da indurre a sconfinamenti della criminalità organizzata quasi fisiologici e che meriterebbero perciò un adeguato controllo non solo da parte della DDA, che già bene opera, quanto altresì, anche da parte della Procura del Circondario, soprattutto in riferimento ad un'ampia gamma di cosiddetti "reati-spia" spazianti dalle estorsioni, alle usure ed ai reati ambientali, e per i quali l’attività repressiva andrebbe auspicabilmente svolta in modo tempestivo da parte di un ufficio inquirente ben adeguato. La penalizzazione subita dalla Procura frentana a seguito dell'avvenuta decurtazione del numero dei sostituti passati da tre a due e resa, allo stato, vieppiù palese considerandosi l'evidente sperequazione venutasi a determinare rispetto alle altre Procure molisane per le quali, in termini decisamente più ponderati, il numero dei sostituti risulta essere di sei per Campobasso e di tre per Isernia: Procure, queste, che hanno registrato nel periodo in esame iscrizioni pari, rispettivamente, a circa 7.000 e circa 4.000, a fronte del dato tutt’altro che minimale di 5.300 sopravvenienze registratesi per quel che concerne il sottodimensionato ufficio di Larino.

Preoccupazione continua a destare la carenza del personale amministrativo in tutti gli uffici requirenti molisani. La situazione di grave difficoltà, cui si continua a far fronte solo grazie all'encomiabile spirito di sacrificio mostrato dai dipendenti in servizio, non pare ulteriormente sostenibile e gravi si prospettano le ricadute sull'utenza.

Presso la Procura generale preso la Corte di appello, rispetto a una pianta organica di 22 unità ne difettano 3. Per la Procura della Repubblica di Campobasso, per il periodo monitorato, la scopertura di amministrativi assomma ad un totale di 13 unità (di fatto, 16) su una pianta organica di 45. La Procura della Repubblica di Isernia ha denunciato una scopertura di 5 unità rispetto a una pianta organica di 25. La Procura della Repubblica di Larino una scopertura di 3 unità su un totale di 15; la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni rimarca una scopertura di 3 unità sulle 10 previste.

Prima di analizzare più nel dettaglio il quadro concernente l'andamento del fenomeno criminale, va preso atto con soddisfazione di come tutte le Procure del Distretto, per il periodo considerato, abbiano saputo fronteggiare in termini più che lusinghieri le sopravvenienze, sicché il quadro complessivo appare sostanzialmente invariato rispetto all'anno precedente.

La Procura di Campobasso che presentava 1.276 pendenze a modello 21 all'inizio del periodo, con una sopravvenienza di 2970, ne conta una cifra analoga, al 30.6.2021, pari a 1.325; per gli ignoti, similmente, il dato precedente che era di 1.006 procedimenti, si attesta a 1.013 per il periodo considerato.

La Procura di Isernia che presentava 1.371 pendenze a modello 21 ad inizio periodo, a fronte di una sopravvenienza di 2.451 fascicoli, ha ridotto brillantemente il saldo di alcune centinaia a fine periodo, passando ad un numero di 993; per gli ignoti si è passati da 297 a 232.

La Procura di Larino che al 30.6.2020 contava 2.633 iscrizioni (703 contro imputati noti e 1930 contro ignoti) al 30 giugno scorso ne segnala 2.322 (788 contro noti e 1.534 contro ignoti).

La Procura per i minorenni ha mantenuto una sostanziale stabilità nelle iscrizioni, passando da 125 a 113 (da 110 a 85 procedimenti iscritti a modello 21, e da 35 a 40 per gli ignoti). Sostanzialmente inalterato resta, per tutti gli uffici, il dato relativo ai reati di competenza del Giudice di pace.

Il basso numero di fascicoli in materia di criminalità organizzata, se valutato di per sé solo, non rassicura affatto e non legittima il convincimento che il territorio molisano possa considerarsi immune da pericolose infiltrazioni di origine campana e pugliese. In tutte le relazioni acquisite, da quella del Procuratore della Dda quelle dei Procuratori di Isernia e Larino, nonché dai puntuali e articolati compendi stilati dai comandi di tutte le Forze di Polizia continua ad emergere in modo diffuso la viva preoccupazione di come il Molise risulti fortemente esposto agli appetiti di cellule mafiose le quali, seppur storicamente non radicate su questo territorio, finiscono pere con l'addentrarvisi anche per effetto della contiguità geografica. Di tali infiltrazioni si stimano indicativi una serie di cosiddetti "reati-spia" spazianti dallo spaccio di stupefacenti, anche provenienti dalle coste albanesi; al transito, praticamente obbligato, che dalla Puglia la droga compie sul territorio molisano per poi essere canalizzata su altre regioni a nord; al deposito di armi da parte di clan pugliesi per il quale il territorio molisano rappresenta una valida opzione, anche perché piuttosto defilato; allo stoccaggio di rifiuti su un territorio in gran parte ancora incontaminato; al riciclaggio; alla consumazione di estorsioni, spesso indotte dal convincimento della malavita organizzata di poter impattare su destinatari non ancora mai attinti da richieste di "pizzo" e magari anche destinatari di sussidi economici, in questo momento, come ben noto, pure in arrivo per il settore imprenditoriale.

A ciò, infine, si aggiunge il pericolo indotto, sempre in tema di pericolo di infiltrazioni, dal non infrequente stazionamento sul territorio molisano di numerosi ex collaboratori di giustizia che, come pure sottolineato nelle relazioni dei Procuratori della Repubblica e dalle Forze dell'ordine, parrebbero in molti casi non aver definitivamente reciso il collegamento con le cellule criminali di provenienza. D'altronde, come già osservato in occasione del precedente intervento inaugurale, parrebbe francamente irrealistico che in un mondo globalizzato e ormai privo di steccati predeterminati e insuperabili, la delinquenza mafiosa si sottragga alle generalizzate regole di fluida pervasività rinunciando ad immettersi su scenari delocalizzati purché in grado di assicurarle - come non par dubbio anche per il Molise - illeciti guadagni.

Rispetto a tale incombente minaccia, gli antidoti si reputano doversi individuare sempre nei medesimi: e cioè in quelli incentrati su una congrua attività di monitoraggio, soprattutto nel settore finanziario e societario; in una rigorosa spinta repressiva; e ancora, in modo ugualmente instancabile, nell'attività di prevenzione imbastita su tre elementi cardine: una pubblica amministrazione efficiente, il lavoro e la scuola.

Ben difficilmente, infatti, le mafie allignano lì dove il cittadino per ottenere qualcosa che gli e legittimamente dovuto non debba costantemente ricorrere a conoscenze o favori personali - e quindi esattamente in una logica mafiosa - in quanto lo Stato non gli assicura con tempestività e imparzialità una qualche prestazione o supporto: sia essa una certificazione, un'autorizzazione, una prestazione sanitaria, un intervento a tutela della sua sicurezza personale e dei propri beni o quant'altro.

Come pure, ben difficilmente il cancro delle mafie pare poter attecchire dove adeguatamente soddisfatta risulti essere la domanda di lavoro: se c'è lavoro, lo si intuisce facilmente, diventa inutile il ricorso ad un mercato parallelo gestito dalla criminalità organizzata da parte dei tanti che oggi si accostano ad esponenti di consorterie solo per poter ricevere di che sopravvivere, venendone poi risucchiati in una crescente spirale che spesso inizia con ausili di basso profilo delinquenziale e che non danno, almeno sulle prime, una piena percezione del baratro in cui ci si sta immergendo.

E, terza condizione imprescindibile, assieme alle altre due: un'adeguata istruzione scolastica seria e capillare che oggi purtroppo sembra spesso difettare come dimostrato da segnali preoccupanti, non ultimo, nel nostro settore, quello dell'altissimo numero di candidati esclusi nel recente concorso in magistratura, parrebbe, proprio per errori grammaticali. È la scuola l'unico strumento in grado di instillare nei ragazzi un bagaglio culturale fatto di elementi valoriali tali da ben stimolare un'elevata barriera di anticorpi rispetto ai tipici virus mafiosi della prevaricazione, dell'omertà, del guadagno facile e dell'uso indiscriminato della violenza, ma anche di una certa weltanschauung circa il rapporto di genere tra uomo e donna.

Tanto premesso, con specifico riferimento al Distretto molisano, la Procura Dda ha vieppiù supportato il manifestato pericolo di infiltrazioni anche in base agli sviluppi di due importanti segmenti di indagini sviluppati nei procedimenti penali 2201/20 e 2903/20 modello 21. Nel primo, relativamente ad un'articolata attività di traffico di stupefacenti, e emersa l'inquietante attività rimandante a un soggetto ben collegato al noto clan foggiano dei Moretti. Nell'altro procedimento, avente ad oggetto attività estorsiva aggravata dal metodo mafioso, parimenti, uno degli indagati risultato collegato al noto clan camorristico Di Lauro.

L'esame del dato statistico continua a manifestare una scarsa incidenza, nel Distretto molisano, dei reati contro la Pubblica amministrazione: reati che continuano ad incentrare in termini assorbenti sulle fattispecie di omissione di atti d'ufficio, ex art. 328 c.p. e di abuso ex art. 323 c.p. La gran parte di detti fascicoli, tuttavia, si conclude già con richiesta di archiviazione risultando sovente assai difficoltoso poter riscontrare, rispetto alla vicenda esaminata, la sussistenza di tutti gli elementi costitutivi richiesti dalla fattispecie incriminatrice. Inoltre, con precipuo riferimento all'art. 323 c.p., si segnala anche un'accresciuta difficolta di poter prefigurare l'incriminazione in considerazione delle recenti modifiche introdotte dal D.L. n. 76/2020. L'appetibile volano rappresentato dal consistente flusso di danaro in arrivo nell'ambito del "Piano di ripresa e resilienza" relativamente ad appalti e commesse, e l'immaginabile induzione verso fenomeni corruttivi che ne conseguirà, induce però a non abbassare la guardia su tale tipologia di reati che meriteranno pertanto attenta rivalutazione di qui ad un anno.

Passando ad altra tipologia di reati, si segnala che per il periodo appena trascorso non si sono registrati omicidi dolosi consumati (art. 575 c.p.), rilevandosi unicamente due fascicoli per tentato omicidio iscritti dalla Procura di Isernia (primato infranto nella notte di Natale a Campobasso, ma che verrà inserito nel prossimo rapporto del 2023, ndr).

I procuratori di Campobasso e Isernia riferiscono poi di un registrato aumento dei delitti correlati all'indebito percepimento di finanziamenti pubblici da individuarsi, in molti casi, nel "reddito di cittadinanza". Al riguardo, la Procura di Isernia segnala gli esiti dell'indagine a carico di ben 224 soggetti con riferimento al perseguito ottenimento del detto sussidio.

Sullo specifico versante del contrasto alle "frodi comunitarie" merita una particolare menzione la novità rappresentata dalla figura del Procuratore europeo con sede in Lussemburgo: magistrato coadiuvato da un collegio di altri 22, e articolata sul territorio nazionale su nove sedi e con un organico di 20 Ped, con competenza investigativa esclusiva relativamente ad un'ampia gamma di reati aventi ad oggetto la tutela di interessi economici dell'Unione.

Tornando al quadro concernente l’andamento della criminalità sul territorio molisano, si constata la crescita, in linea, del resto, con il trend nazionale, dei reati commessi mediante modalità informatiche. Il circondario di Campobasso, in particolare, evidenzia una forte lievitazione, di circa un terzo, delle frodi portate a termine utilizzando la "rete", essendo queste passate da 689 a 989. È pur vero che tale allarmante dato potrebbe essere anche interpretato come uno degli effetti del Covid per quel che concerne restrizioni alla circolazione e al contatto fisico interpersonale, ma vi è che tale massiccia e crescente utilizzazione dello schermo informatico per scopi delinquenziali abbia comunque sortito quale conseguenza negativa quella di aver reso sempre più ardua l'individuazione degli autori dei reati. Su Campobasso spicca, ad esempio, il netto divario tra i fascicoli contro noti, appena in numero di numero di 42, rispetto a quelli contro ignoti pari a ben 947.

L'abnormità del dato induce a reiterare l'auspicio, già esplicitato in occasione dell'inaugurazione del precedente anno giudiziario, che si dia torso ad un celere e adeguato innalzamento della soglia di contrasto da parte degli organismi di polizia giudiziaria chiamati con crescente frequenza a ricostruire complicate condotte delinquenziali, spesso dipanatisi su piani transnazionali. Per tale genere di reati, non dissimilmente da quelli concernenti la circolazione di materiale pedopornografico, gli stupefacenti, rilevanti bancarotte, evasioni tributarie o riciclaggi, l'accresciuto ricorso della delinquenza al mezzo informatico rende ormai improcrastinabile un cambio di passo nel settore investigativo con affinamento di specifiche metodiche operative che, probabilmente, di qui a poco renderanno obsoleti o comunque scarsamente utilizzabili i tradizionali sistemi investigativi.

Sono in diminuzione nel Distretto i reati contro il patrimonio, passati da 5.442 a 4.717. Ma, mentre resta stabile il dato relativo alle rapine, alle estorsioni, alle ricettazioni e alle usure, spicca invece il dato relativo ai reati di furto — sia di quelli cc.dd. "semplici", ex art. 624 c.p., che di quelli ex art. 624 bis c.p. - passati, complessivamente, da n. 2614 a n. 1912: sensibile decrescita su cui, anche in questo caso, potrebbe avere inciso un rallentamento della circolazione a causa della pandemia ed una più protratta permanenza delle persone tra le mura domestiche non lasciate, quindi, incustodite. Ciò che tuttavia continua a colpire e l'intollerabile forbice esistente tra il numero dei procedimenti contro noti — passati da 332 a 297 — rispetto a quelli contro ignoti — passati da 2.282 a 1.635.

Significa che, per circa l'80% dei furti, non ne viene identificato l'autore il che però, come si e già ipotizzato in occasione della pregressa relazione per l'anno giudiziario, più che ascriversi ad inadeguatezza o impreparazione della polizia giudiziaria, pare probabilmente frutto della privilegiata opzione per una diversa utilizzazione delle forze in campo, con canalizzazione delle stesse verso diversi fronti repressivi di maggiore visibilità mediatica: scelta indotta anche dall'amara constatazione di come, spessissimo, all'avvenuta identificazione dei responsabili non faccia poi seguito né una proporzionata, ma in molti casi, neppure un'effettiva sanzione penale. Non ci si rende conto perché, così facendo, tra il mondo della Giustizia e la collettività che a ragione reclama la tutela della propria sicurezza e dei propri beni, continua ad alimentarsi un solo, via via più incolmabile e profondo, di scollamento, diffidenza e sfiducia.

Sempre sul fronte dei reati contro il patrimonio, una riflessione indotta anche da recenti avvenimenti amplificati dai media a livello nazionale meritano le violazioni con particolare riguardo alle invasioni di alloggi a scopo abitativo.

E, seppur il dato registrato nel Distretto non è tale da lasciarsi apprezzare in termini allarmanti, si ha ragione di ritenere che tale fenomeno purtroppo, allignante entro una cornice di desolante guerra tra poveri, sia destinato ad acuirsi a causa delle crescenti fasce di popolazione prive di un alloggio, e non cello efficacemente dissuase dal porre in essere condotte di tal fatta, ne dall'entità delle 4 modeste sanzioni comminate e neppure dalle farraginose procedure finalizzate ad ottenere lo sgombero dell'immobile.

Diminuisce nel Distretto il numero delle morti o lesioni conseguenti ad infortuni sul lavoro. Ma anche questo dato pare autorizzare una chiave di lettura non tanto correlabile ad un quanto mai auspicato adeguamento alla normativa antinfortunistica da parte dei datori di lavoro, quanto invece, probabilmente, ad una momentanea stagnazione dell'attività imprenditoriale su cui ha giocato un ruolo non di poco conto la pandemia. Sarà quindi importante mantenere anche in questo settore ben alta la vigilanza e ri-monitorare l'andamento del fenomeno soprattutto in scia con l'effetto della ripresa scandita nel settore edile dall'avvio di numerosi cantieri incentivati dai "superbonus".

Ciò detto, nel Distretto, per il periodo monitorato, il numero dei fascicoli per omicidio colposi caratterizzati da ipotizzata violazione di norme antinfortunistiche e diminuito da 19 a 11; le lesioni colpose, analogamente, sono passate da 736 a 680.

Diminuisce nel Distretto il numero delle iscrizioni per morti e lesioni da circolazione stradale passate in Molise, rispettivamente, da 25 a 20 e da 399 a 366.

Però anche in questo settore è dato pensare che sul favorevole decremento possa avere inciso, e non in termini minimali, la diminuzione del flusso circolatorio sulle strade, soprattutto da parte delle fasce giovanili della popolazione, determinatasi a seguito della non consentita frequentazione di locali da ballo e di intrattenimento notturno rimasti chiusi per lunghi mesi a causa del Covid.

Restano sostanzialmente invariati i delitti contro la libertà sessuale e quelli di stalking. E analogamente e a dirsi per i reati tributari.

In contrazione le bancarotte diminuite da 51 a 35.

II dato concernente i reati in materia di stupefacenti si mantiene abbastanza stabile a livello distrettuale. Il lieve aumento registrato, e pari a circa 100 procedimenti in più per il circondario di Campobasso, non è però tale di per sé solo, da assumere una indicativa valenza, vieppiù considerandosi, come non manca di rilevare il Procuratore del capoluogo, che sovente all'iniziale iscrizione per violazione dell'art. 73 DPR 309/90 non sempre faccia seguito un successivo esercizio dell'azione penale, come ad esempio, è dato riscontrare per i molti casi di comprovata detenzione della droga per esclusivo uso personale. Ciò che invece spicca per i reati in materia di stupefacenti, e la constatata lievitazione, in particolare nel circondario di Campobasso, del numero dei fascicoli contro ignoti, in numero di 121, che si avvicina e quasi uguaglia le 148 iscrizioni contro imputati noti.

I reati in materia di inquinamento manifestano una flessione in base al dato statistico registrato. Cionondimeno, violazioni di una certa consistenza vengono riferite dal Procuratore di Isernia per ipotizzata violazione dell'art. 452 bis c.p. e del Digs n. 152/06 in relazione ad accertati sversamenti di reflui inquinanti su terreni e corsi d'acqua.

La salvaguardia ambientale in una regione come il Molise, caratterizzata da un patrimonio paesaggistico, boschivo, costiero e marino fortemente incontaminato appare imprescindibile. Si impone, soprattutto, una particolare attenzione al settore dello smaltimento del settore tale da rappresentare, per la contiguità geografica con Campania e Puglia, appetibile occasione di sconfinamento delle ecomafie. E non disgiunto da tale riflessione e il rilievo di come oggettivamente, in quei territori, per le organizzazioni criminali si vada determinando una inevitabile, progressiva, saturazione delle zone di stoccaggio ed illecito occultamento e che ciò renda, pertanto, inevitabile la ricerca di nuovi spazi, ancor meglio se limitrofi, da utilizzare per poter continuare ad alimentare il redditizio canale. Si auspica pertanto che l'attività di contrasto venga svolta dagli organismi a ciò preposti, con la massima attenzione e mediante il supporto di ogni innovativa strumentazione tecnologica idonea ad intercettare in modo capillare trasporti e smaltimenti illeciti tali da costituire forme delinquenziali sintomatiche, per quanto esposto, di fenomeni associativi di un allarmante spessore.

Per quel che concerne l'attività spiegata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, il Procuratore, con riferimento al settore civile, segnala una flessione della produttività correlabile all'effetto pandemico e tale da aver comportato un'accresciuta difficolta per i Servizi sociali e per gli altri organi istituzionali dislocati sul territorio (SERD, Centri di salute mentale ed altri) di poter trasmettere tempestivamente le informazioni di volta in volta idonee a consentire l'intervento della magistratura.

Nella relazione si sottolinea altresì come nel periodo oggetto di monitoraggio siano aumentate le segnalazioni aventi ad oggetto condizioni di profondo turbamento psichico di minori se spettatori, loro malgrado, di condotte di maltrattamenti verificatesi nell'ambito familiare. Un decremento si invece registrato per i ricorsi concernenti l'apertura della procedura di adottabilità e ciò a seguito di una più incisiva risposta da parte delle strutture di sostegno quali Servizi sociali, Consultori e Servizio di neuropsichiatria le quali risultano proficuamente essersi confrontate con le criticità esistenti nell'ambito genitoriale cercando di porvi rimedio ed aiutando a superarle.

Il settore penale continua fortunatamente ad essere caratterizzato da fenomeni delinquenziali non numerosi e di scarsa rilevanza per quel che concerne diverse zone del Distretto molisano, lì dove, al contrario, una maggiore spinta criminogena e dato riscontarla in corrispondenza delle aree maggiormente urbanizzate e, in particolare nella zona di Isernia. II Procuratore minorile segnala un aumento dei reati commessi da infra-quattordicenni. Quanto alla tipologia delle violazioni, essa è soprattutto incentrata sui reati in materia di stupefacenti e sui furti, questi ultimi spesso finalizzati proprio a procurarsi risorse per l'acquisto di droga. Si sottolinea, infine, come in più occasioni siano stati verificati casi di concorso di persone nel recto ove, accanto a minorenni extracomunitari risultano aver interagito giovani di nazionalità italiana.

La situazione carceraria nel Distretto manifesta una positiva inversione di tendenza rispetto al periodo di pregressa osservazione e per il quale era stato registrato un complessivo sovraffollamento nelle tre case circondariali di Campobasso, Isernia e Larino. Al 30.6.2021, invece, in tutti e tre gli istituti penitenziari e risultato ristretto un numero di detenuti sostanzialmente in linea con la consentita capienza massima: per la Casa Circondariale di Campobasso, a fronte di una capienza massima pari a 106 unita, le presenze sono risultate in numero di 125; l'istituto penitenziario di Larino, a fronte di una disponibilità massima pari a 212 unita, ne contava 162 al 30 giugno scorso. La Casa circondariale di Isernia, infine, a fronte di una capienza massima di 58 detenuti, sempre alla data del 30.6.2021 ne contava un numero inferiore pari a 47.

Permangono diffuse le carenze di organico sia nei ruoli amministrativi che in quelli della polizia penitenziaria e il quadro che emerge lascia trasparire un'accresciuta difficolta nel fronteggiare i compiti di istituto. Quanto si riesce a garantire e frutto dell'ammirevole spirito di servizio mostrato dal ridotto personale attualmente operante cui va un ringraziamento particolare.

Dalle tre Case circondariali non si segnalano criticità indotte dal perdurante stato pandemico».

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