Conte o Di Maio? Gravina: prioritario far tornare la gente alle urne

Distinti e distanti gio 23 giugno 2022
Cronaca di La Redazione
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Roberto Gravina ©Termolionline
Roberto Gravina ©Termolionline

CAMPOBASSO. Gravina: “La vera domanda a cui occorre dare risposta è come si pensa di ridare fiducia a quelle persone che non si recano più a votare”.

Gli accadimenti interni al MoVimento 5 Stelle a livello nazionale, hanno richiesto una riflessione anche locale e dopo le parole del coordinatore regionale del MoVimento, l’onorevole Antonio Federico, anche Roberto Gravina ha voluto esporre il suo pensiero in merito: 

«Con Conteo con Di Maio? 

Sembra uno scioglilingua semplificato, ma non troppo.

Sinceramente trovo abbastanza scontato rispondere, non foss’altro perché nel tempo ho sempre puntato su alcuni temi: inclusione, esperienza, consapevolezza, competenza. Temi che hanno consentito, nel 2018, di aprire il MoVimento alla società civile e portarlo, di conseguenza, a diventare prima forza politica. Nel bene e nel male. 

La competenza mai può passare in secondo piano anche se la si acquisisce inevitabilmente nel tempo; che poi si confonde con l’esperienza per diventare un tutt’uno.

Certo è che alcune conoscenze è essenziale averle per poter comprendere dove ci si trova e come operare. E se hai un buon bagaglio culturale tutto si velocizza rendendo l’agire più consapevole.

Ecco che arriva anche la consapevolezza, quella dei propri limiti e di quelli altrui; ma anche quella delle difficoltà, dei problemi e dell’oggettiva difficoltà di amministrare.

Già, di amministrare.

Sarà che sono contaminato molto dalla mia “consapevole esperienza” anche di “inclusione” nella formazione della lista ma io questo scioglilingua proprio non lo vedo. Giuseppe Conte ha amministrato in un periodo molto duro e ai fan di Draghi vorrei chiedere - senza tifoseria - quali sono stati i provvedimenti così differenti o rivoluzionari adottati dal Governo Draghi rispetto al Conte II.

La mia non è dunque una difesa d’ufficio ma una presa d’atto rispetto alla quale proprio non comprendo - e voglio essere ingenuo - la motivazione principale addotta da Luigi Di Maio circa il “mai così male“ sputato addosso a Conte all’indomani delle elezioni amministrative.

Per inciso: già nel 2019, il Movimento era in forte calo ma Campobasso, pur con alcune concause, riuscì nell’impresa, unico caso in Italia (o quasi).

Detto ciò, non mi piacciono le invettive che gli sono arrivate, come non mi piaceva il livore che contraddistingueva la comunicazione politica del M5S a trazione Di Maio pre 2018 (compreso il fantomatico impeachment mosso vs Mattarella), ma è ovvio che ora sei tu il bersaglio, da carnefice diventi vittima, perché i risultati sono figli proprio delle scelte di Governo che lui stesso ha avallato da Ministro Mise a ministro degli Esteri. Troppo facile, quindi, scaricare su altri la débâcle del MoVimento, quando la débâcle è più tua che fino a ieri sei stato capo politico.

E il condire, poi, il piatto con il velenoso riferimento all’importanza del suo ruolo governativo e della stabilità del Governo tutto, come se il farne rilevare, da parte di Conte, alcune gravi contraddizioni anche in politica estera, sia una minaccia alla sua durata, l’ho ritenuto di un cattivo gusto quantomeno politico.

Insomma, in conclusione, per tutti noi ha ancora senso quella domanda iniziale dalla quale sono partito?

Piuttosto, inizierei a porre un’altra domanda: come si pensa di ridare fiducia a quelle persone che non si recano più a votare, lasciando che decidano le sorti di una comunità uno sparuto gruppo di persone?»

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