San Nicandro Garganico, dove abbracciarono la Torah

L'osservatorio mer 25 maggio 2022
Cultura e Società di Claudio de Luca
2min
Marina Collaci e il suo libro ©(foto AdnKronos)
Marina Collaci e il suo libro ©(foto AdnKronos)

A trattarne la storia, da cima a fondo, è stato un romanzo di Marina Collaci ("Scialomm Mussolini"), pubblicato dall'editore Castelvecchi. Le pagine ricostruiscono vicende risalenti al 1938, l'anno in cui il Regime promulgò le leggi razziali, nella maniera in cui - poi - la vicenda ebbe a svolgersi in San Nicandro Garganico. Dieci anni prima, un invalido di guerra, Donato Manduzio, volle autoproclamarsi 'ebreo', riuscendo a convincere otto suoi compaesani a fare altrettanto. Da allora in Paese cominciarono a vivere i riti di questa nuova religione, al punto che - siccome gli adepti non lavoravano di sabato - furono subito denominati 'sabbatici'. Per questa comunità è voce popolare che la presenza di fedeli che 'tiene' per altre religioni finisce con l'arricchire culturalmente l'intera popolazione. E, in effetti, qui non vive solo una comunità ebraica; vi sono anche musulmani, grazie alla forte presenza di immigrati marocchini; per non parlare degli evangelici, pur essi italiani, di ritorno stavolta dai Paesi del Nord-Europa. Ma ritorniamo alle vicende raccontate dal libro della Collaci.

Agli inizi del 1940, in sostanza nel pieno dell'epoca fascista, gli 'ebrei' di San Nicandro erano diventati 200; e, quando nel 1948, nacque lo Stato d'Israele, parte di tale comunità decise di emigrare sino a ridursi - localmente - ad uno zoccolo duro di una 50ina di fedeli. Da allora le Famiglie sono cresciute ed hanno preso a viaggiare periodicamente, organizzando trasferte tra Puglia e Terrasanta. Restituiscono la visita ai figli che, in quel di Gerusalemme, hanno preso radici tra gli studi nei collegi e l'inserimento in famiglie rabbiniche al cui interno sono penetrati sposando coetanei e coetanee. E così ha trovato pieno ricetto, tra l'Italia ed Israele, questo nuovo modo di intendere la vita e la religione, atteso che questa fede professata 'ex-novo' non è stata giammai, localmente, motivo di discriminazione. Insomma, in questo Paese - in cui molti preferirono diventare volontariamente ebrei - s'è avviato un rapporto di conoscenza variegato sia con i cattolici che con i musulmani e con gli evangelici.

Il luogo di culto predisposto a San Nicandro è un ampio locale posto a piano-terra. È qui che sono custoditi i testi sacri. L'ebraismo prevede rinunce in ispecie nel regime alimentare. Qui la comunità è in prevalenza femminile; ma, per leggere la Torah, è necessaria la presenza di dieci maschi. Siccome non è facile raggrupparne tanti, occorre invitare periodicamente rabbini risiedenti a Napoli od a Roma, oppure a Bari od a Trani; in quest'ultimo centro, però, non esiste una comunità legalmente riconosciuta. Ciò nonostante, di sovente la Sinagoga originaria non è sufficiente; e così, allo scopo, è stato apprestato un secondo locale, prossimo all'altro. È in questi due luoghi che i fedeli vengono educati alla corretta applicazione dei precetti quotidiani, si suggerisce ai genitori gli insegnamenti per i figli e la dEbita modestia nel vestire e nei comportamenti d'ogni giorno. Purtroppo, oltre a queste fedeltà di diverso tenore religioso, il Paese patisce per una ben altra presenza: quella della Mafia foggiana che, sin dagli Anni '80, ha fatto una 20ina di vittime certe, per tacere dei tanti morti i cui cadaveri non sono stati mai reperiti. In merito a questo grave bubbone, quale che sia l'appartenenza religiosa, a San Nicandro tutti scuotono la testa perché tengono a distinguersi da certe metodologie delinquenziali. Il Paese è per bene, dicono; e certa gente con noi non c'entra.

Claudio de Luca

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